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Gazzetta del Mezzogiorno, il Cdr: l’editore Ciancio vuole mettere in liquidazione la società. Beffa mortale per il giornale

Brutta notizia per la Gazzetta del Mezzogiorno: l’editore Mario Ciancio Sanfilippo, scrive il Comitato di Redazione in prima pagina, “ha dichiarato al cda uscente la volontà di porre in liquidazione la società editrice del giornale”, la Edisud. E’ la “nuova puntata – spiega il CdR [1] – nella restituzione della Edisud Spa, editrice della Gazzetta, a Mario Ciancio Sanfilippo”, dopo “la decisione del Tribunale di Catania di prorogare il cda dimissionario per far eseguire all’editore le nomine”, ma “a seguito delle dimissioni del Consiglio” e “senza che la famiglia Ciancio avesse nominato i nuovi organi”.

“Vergogna”, continua il CdR: Sanfilippo è il “comandante che abbandona la nave”: ieri, “a sorpresa”, ha “dichiarato al cda uscente la volontà di porre in liquidazione la società” di cui “ha tenacemente chiesto la restituzione al Tribunale di Catania, evidentemente con l’unico scopo di riabilitare – legittimamente – la sua immagine dopo le imputazioni per presunto concorso esterno in associazione mafiosa, in un processo ancora in corso”.

Il comunicato del Cdr, pubblicato sul giornale

“Ci eravamo illusi – prosegue il CdR – che diciotto mesi di battaglie legali lo avessero motivato”, per questo “noi lavoratori della ‘Gazzetta’ (giornalisti, poligrafici e quasi tutti gli amministrativi) abbiamo accettato pesanti sacrifici”, anche dopo i tagli subiti in “tutti gli anni della gestione Ciancio”, con “un impegno professionale sempre crescente”. “Ora serve nuova luce per capire come si siano inspiegabilmente deteriorati i bilanci degli ultimi anni”. “Abbiamo il dovere di dirlo ai nostri Lettori e a tutti i protagonisti sociali e istituzionali di Puglia e Basilicata”, prosegue il CdR: la messa in liquidazione ha come conseguenze “l’aggravamento della situazione economica della società”, poi “l’inevitabile disordine organizzativo e a seguire la mancanza di governance”, tre fattori che comportano un “peggioramento del pregiudizio dei diritti dei creditori”.

Insomma, una “macabra beffa”, conclude il CdR: “essere presi per sfinimento dopo quasi due anni di battaglie legali”, mentre c’è chi getta via il giornale “come un fazzoletto usato”.