Primo Di Nicola (M5s) direttore dell’Unità per un giorno. Deve pensare anche al destino dei giornalisti senza stipendio

L’anno scorso è toccato a Maurizio Belpietro, scelta bizzarra essendo notoriamente giornalista di centrodestra, fortemente anticomunista, firmare il numero speciale dell’Unità per dare continuità alla testata che in mancanza di presenza in edicola scadrebbe. Quest’anno si è assunto il compito della firma Primo Di Nicola, senatore 5Stelle, giornalista con una lunga storia all’Espresso e poi al Fatto on line e infine come direttore al Centro di Pescara a cui i proprietari del giornale, il gruppo Pessina (la Piesse di Massimo Pessina e l’ad Guido Stefanelli) hanno chiesto la cortesia, evidentemente per avere più visibilità visto che un direttore responsabile c’è.

Primo Di Nicola (Foto ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Non ci sarebbe niente di male o di strano, se i Pessina non si facessero vivi come editori dello storico quotidiano solo quando si tratta di fare il numero speciale per la sopravvivenza della loro proprietà della testata, mantenendo invece da anni la latitanza quando si tratta di decidere cosa fare degli ormai 26 giornalisti che da quando sono state sospese le pubblicazioni nel giugno 2017 sono senza lavoro.

Anzi, da gennaio vivono in un limbo da incubo: nel dicembre 2019 sono scaduti i due anni e mezzo di cassa integrazione, da gennaio 2020 sono tornati ad essere dipendenti della Unità srl ma senza ricevere alcuno stipendio, senza lavorare, senza busta paga né giornale. L’azienda, per mesi nel silenzio più totale, non li licenzia per evitare di pagare le spettanze da contratto giornalistico, quindi i dipendenti non possono accedere alla disoccupazione. Sono alla fame nel momento peggiore, insomma. Per colmo della sfortuna non possono usufruire neppure dei contributi previsti dal decreto Cura Italia perché il giornale ha chiuso prima della pandemia. Convocati al ministero del Lavoro, a cui si sono rivolti i sindacati dei giornalisti, i rappresentanti della Piesse hanno disdettato alcuni appuntamenti e quando si sono presentati non hanno fatto alcuna proposta costruttiva. L’unica avanzata dalla Piesse a fine 2019 era stato un anno di cassa integrazione ricondotto all’Inps e non all’Inpgi, proposta al di fuori delle norme della categoria dei giornalisti che avrebbe creato problemi ai dipendenti e che per questo è stata respinta dai redattori in accordo con la Federazione nazionale della Stampa.

E’ chiaro che al gruppo di costruzioni e titolare anche di commesse per la gestione e manutenzione di grandi ospedali, interessa tenere l’Unità solo per non dovere, in caso di chiusura, mettere a bilancio i milioni di perdite accumulati e pagare i creditori, prendendo tempo per trovare qualcuno a cui vendere, o per convincere tra gli ex Pd chi possa riprendere la gloriosa testata. Ma che questa attesa debba pesare sulla vita dei dipendenti non va bene.

Primo Di Nicola, che ha conosciuto Massimo Pessina l’anno scorso, ha dato la disponibilità a firmare il numero speciale che dovrebbe essere in edicola entro il 25 maggio, convinto che la storia pregressa e le controversie non contino davanti all’importanza di dare continuità a una testata, cosa che garantisce anche i giornalisti a cui ha chiesto che fossero d’accordo sul suo ruolo. Un impegno civico per cercare di difendere L’Unità, un grande giornale, un vero patrimonio grazie anche al suo archivio, e un brand che ha un valore nel mondo dell’editoria per essere sempre presente nella memoria collettiva. Tant’è che Carlo De Benedetti ci aveva fatto un pensierino prima di decidere di editare il suo ‘Domani’, mentre Gianni Cuperlo sta lanciando una raccolta fondi per riprendere alla testata.
Intanto il coinvolgimento del senatore Di Nicola, noto per essere persona pugnace, potrebbe essere la strada per portare Massimo Pessina a prendersi carico del futuro dei suoi dipendenti Unità.

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