Documento di dura critica di Cdr e UsigRai su come si fa informazione politica in Rai. Ma Pluralismo e libertà non è d’accordo

I comitati di redazione delle testate nazionali Rai e dal coordinamento dei cdr della Tgr hanno deciso di uscire allo scoperto reclamando un modo corretto di fare informazione politica, esasperati dal dover rispettare con il cronometro il tempo di presenza dei politici per rispettare il cosi detto pluralismo. E raccontano in un documento cosa non funziona e come potrebbero fare meglio il proprio mestiere nell’interesse dei cittadini.

Rocco Casalino (Foto Ansa)

I temi esposti rivelano la sudditanza dei giornalisti della Rai alle richieste dei politici interessati solo al tempo delle loro presenze televisive o radiofoniche, e tutelati dall’Agcom che funge da controllore.
“..Negli ultimi anni il racconto della politica è stato sempre più costretto in una visione meramente quantitativa, che lo ha reso sempre meno utile per i cittadini . Una sequenza di dichiarazioni – spesso raccolte da operatori di ripresa (principalmente in appalto) senza giornalista – per assicurare solo una parità quantitativa delle presenze politiche” è uno dei problemi sollevati nel documento che rivela come “per affermare in ogni sede la correttezza del proprio racconto politico l’argomentazione portata è quella del perfetto equilibrio numerico” a volte “a discapito della chiarezza del racconto. E della utilità per i cittadini di accrescere il proprio senso critico, e di formarsi una propria opinione”. Insomma l’informazione del servizio pubblico secondo il documento è “sempre più nell’era del panino – ovvero formula governo/opposizione/maggioranza -, e con tutti gli ingredienti con peso uguale”.
Le arimi dei giornalisti non sono però tutte spuntate infatti a dar loro ragione ci sono due “sentenze gemelle dal Tar del Lazio, poi confermate in Consiglio di Stato” (n. 1394/2014 e 1392/2014) che hanno bocciato in sede amministrativa un provvedimento dell’ AgCom, affermando che:
“1- E’ illegittimo contestare la violazione dei principi di correttezza e completezza dell’informazione solo sulla base della “quantità di tempo”;
2- Il “trattamento riservato ai politici intervistati” è “ben più importante dei minuti di presenza;
3- L’attualità può giustificare un temporaneo sbilanciamento;
4- Violazioni delle regole di imparzialità vanno valutate secondo criteri “qualitativi”.

In sintesi non “Non basta una parità numerica per dirsi pluralisti”, insistono i giornalisti che sottolineano come “Queste considerazioni sminano una serie di prassi introdotte nelle redazioni con lo spauracchio dell’AgCom”. E che allora “esistono tutte le basi – deontologiche e giuridiche – per riprenderci la piena titolarità di un racconto della politica che torni ad essere chiaro, esplicativo, e rispettoso del pluralismo nella sua accezione originaria, ovvero finalizzato a fornire ai cittadini una informazione completa affinché possano formarsi una propria opinione…..
Il contesto ci dice quindi che si possono legittimamente rifiutare pratiche mortificanti per il ruolo dell’informazione, quali: Servizi come sommatoria di dichiarazioni; nomi dei dichiaranti e temi su cui dichiarare imposti dai partiti sotto le pressione del dover rispettare l’equilibrio quantitativo”. Peraltro citano i giornalisti Rai c’è un chiaro giudizio del Consiglio di Stato (n. 6066/2014 e 6067/2014) che dice che “un simile approccio potrebbe dar luogo a paradossi discorsivi della libertà di informazione, in quanto sarebbe sufficiente che un partito politico declini sistematicamente gli inviti ad una trasmissione televisiva, per determinare una sottorappresentazione delle sue presenze, del tutto indipendente dalle scelte dell’emittente, ma tuttavia tale da comportare il non rispetto del criterio”.
Ma cosa fare “per ribaltare lo schema fin qui adottato”? La soluzione è semplice suggerisce il documento ” partire da una regola primaria: sono i giornalisti che dettano l’agenda ai politici, sulla base delle esigenze informative. E non il contrario. Non i politici che decidono su quali temi dichiarare, dettando i sommari di tg e gr”.
Lo spaccato del modo di fare informazione del servizio pubblico che esce da queste rivendicazioni è sbalorditivo.E non finisce qui. I giornalisti ribadiscono infatti “l’assoluta necessità di tornare a fare domande. Pertanto, non si raccolgono dichiarazioni, si intervistano soggetti utili al racconto delle notizie del giorno, si sceglie chi intervistare e su cosa affinché sia funzionale al racconto”. E ancora: “Per lo stesso motivo è evidente che non esiste alcun motivo per utilizzare dichiarazioni ottenute senza intermediazione giornalistica, comprese le dirette social. Queste ultime sono utili solo se contengono notizie imprescindibili ad un racconto completo e di attualità. Pertanto il pluralismo non è un puzzle precostituito dove dentro infilare i pezzi, ma è un quadro che va valutato a lavoro finito”.
A questo punto inevitabile tirare in ballo il rapporto tra giornalisti e direttore che ha “potere di decidere” mentre i diritti sindacali dei giornalisti gli riconoscono “il diritto di non vedere il proprio nome e la propria firma associata a un servizio che giudicano in violazione di norme professionali, deontologiche o del contratto di servizio”.

Per stabilire i principi da far rispettare il documento mette in fila una serie di regole per arginare le scorrettezze nella comunicazione dei politici e dei loro portavoce o uffici stampa. Eccole: “1) Nell’esercizio del suo lavoro, il giornalista della Rai risponde esclusivamente ai principi e ai valori della legge sulla radiotelevisione, della Legge Professionale, del Contratto di Servizio, del Cnlg, del Contratto integrativo Rai-Usigrai, della Carta dei diritti e dei doveri del giornalista radiotelevisivo; 2) Il pluralismo va rispettato in maniera rigorosa nel suo significato originario: completa rappresentazione dei fatti per favorire “il diritto del cittadino a una corretta informazione e alla formazione di una propria opinione; 3) Il racconto della politica deve originare da valutazioni autonome della direzione e della redazione su tematiche, contenuti e soggetti e oggetti delle dichiarazioni; 4) La scelta dei politici da intervistare e dei temi sui quali intervistarli deve rispondere alle esigenze editoriali della testata, e pertanto totalmente autonome nella sua individuazione; 5) I sonori devono essere raccolti sempre da un giornalista e in occasioni nelle quali è consentito porre delle domande. Tutti le dichiarazioni ottenute in altra forma possono essere riassunte nel proprio testo dal giornalista. Il loro utilizzo è ammesso solo come pratica assolutamente residuale e in casi assolutamente eccezionali nei quali in maniera manifesta non era possibile procedere diversamente; 6) Il sonoro autoprodotto dal politico ha come finalità la disintermediazione e pertanto, di massima, non va utilizzato, se non per sintesi. Il suo utilizzo deve essere una pratica assolutamente residuale e legata a casi assolutamente eccezionali nei quali è evidentemente impossibile fare diversamente, e solo se imprescindibile alla gerarchie delle notizie decise dalla testata; 7) Le dirette social vanno trattate al pari di comizi, e pertanto soggette all’intermediazione del giornalista. In questi casi, l’utilizzo di stralci sonori è limitato ai casi strettamente necessari; 8) Abbandonare conferenze stampa nelle quali è impedito porre domande non può essere contestato dall’azienda in sede disciplinare; 9) Il giornalista non è tenuto a riportare dichiarazioni espressioni di linguaggi d’odio, sessisti o discriminatori.”

Ma quali sono le leve e le contromisure che l’Usig Rai pensa di utilizzare nel caso queste regole non venissero rispettate? Si parla del ” ritiro della firma ex art.24 del Contratto integrativo Rai-Usigrai” e ” nei casi in cui al giornalista dovesse essere contestato – anche informalmente – un comportamento adottato in linea con queste indicazioni, l’Usigrai valuterà una risposta collettiva da attuare con lo sciopero delle firme”. E come fare la guerra con i bastoni contro i bazooka. Anche perchè i primi ad essere stritolati in un perverso rapporto con la politica sono proprio i direttori delle testate, i vertici della Rai e i consiglieri di amministrazione costretti a vivere di equilibrismi e compromessi.
Intanto per capire il vento che tira, si sono subito fatti vivi i rappresentanti della corrente sindacale Pluralismo e libertà, all’apposizione all’interno dell’Usigrai e della Fnsi, ma dominanti nell’Associazione Romana, pendenti verso il Centro destra e alla Lega, che in un comunicato contestano il documento chiedendo che “Il sindacato torni a fare sindacato e la smetta di comportarsi come il Minculpop” , per poi entrare nel vivo della polemica perchè “Si chiede alla politica di non interferire sul giornalismo ed anzi si scrive un decalogo su come si debba raccontare la politica in RAI e poi – come fa il segretario dell’Usigrai – si pretende di dire alla politica, in questo caso al Presidente della Commissione vigilanza Rai , come debba comportarsi nella vicenda che riguarda il Presidente Foa” Il sindacato sostengono a Pluralismo e libertà ” si occupi delle questioni relative al precariato ed al compenso dei giornalisti invece di inseguire questioni che alla categoria e ai giovani – stremati da questi anni di crisi dell’editoria – non interessano minimamente . Lo ribadiamo : Siamo veramente preoccupati per il futuro della categoria rappresentata da dirigenti che hanno perso ormai di vista quelli che sono i veri obiettivi da raggiungere”.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Fabio Caporizzi in Conad? Gira forte la voce in Burson

Fabio Caporizzi in Conad? Gira forte la voce in Burson

Per la prima volta il Time cambia testata e diventa ‘Vote’ in occasione delle elezioni Usa 2020

Per la prima volta il Time cambia testata e diventa ‘Vote’ in occasione delle elezioni Usa 2020

Le Big tech Usa investono una valanga di dollari in attività di lobbying. Ecco quanto spendono per esercitare influenza

Le Big tech Usa investono una valanga di dollari in attività di lobbying. Ecco quanto spendono per esercitare influenza