Decreto Rilancio. In bozza salta credito imposta a tv commerciali; arriva nuova misura per radio locale – QUI IL DOCUMENTO

Via la norma sul credito di imposta sugli investimenti pubblicitari anche alle tv commerciali, e via anche quella sull’obbligatorietà della pubblicazione degli avvisi legali sulla stampa locale.

Giuseppe Conte (foto ANSA)

Arriva invece il credito di imposta al 35% sugli investimenti pubblicitari, destinato alla radiofonia locale con contenuti prevalentemente (al 90% del palinsesto) informativi finalizzata all’innovazione tecnologica. Sono queste le principali novità del pacchetto editoria che emergono dalla DL Rilancio – 10.05.2020 ore 00.30.docx (1) su cui il governo e i tecnici sono ancora al lavoro, e che dovrebbe approdare al consiglio dei ministri previsto nella giornata di domani, come ha dichiarato oggi il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Per quanto riguarda il resto del pacchetto, si confermano il credito di imposta sugli investimenti pubblicitari al 50%, regime di forfettizzazione delle rese con Iva abbattuta al 95%, credito di imposta dell’8% sull’acquisto di carta, bonus per le edicole, credito di imposta per i servizi digitali, semplificazione delle procedure per i contributi diretti, differimento dei termini per il risanamento dell’Inpgi e ulteriore slittamento delle convenzioni tra Palazzo Chigi e agenzie di stampa.

Rispetto alla versione precedente è scomparsa dunque la norma sulle tv commerciali, dopo una valutazione politica che ha visto tra gli altri una contrarietà molto determinata del Dipartimento Editoria. Anche la norma sulla pubblicità legale – già pensata ai tempi del decreto Cura Italia, molto sostenuta dai grandi editori e fortemente osteggiata in particolare dal M5S – non ha trovato spazio, mentre è stata inserita una norma molto dettagliata a sostegno della radiofonia locale.

Si tratta di una misura il cui obiettivo, come si legge nella relazione tecnica, è il sostegno di editori puri, contro la concorrenza di internet (attraverso blogger, Youtuber, etc.), che diffonde contenuti di vario genere in territorio italiano ma incassa i proventi in Paesi con migliore o assente tassazione.

Il testo prevede un credito d’imposta pari al 35% del fatturato annuo pubblicitario netto, nel limite di 1milione di euro per esercizio, finalizzato all’innovazione tecnologica, “necessaria all’equilibrio del pluralismo nell’informazione”. Escluse emittenti di partito, religiose, di movimenti politici o sindacali o partecipate da gruppi editoriali quotati. Per accedere al credito l’intero capitale dell’impresa deve essere detenuto da persone o società che non svolgano altre attività a fini di lucro; devono avere almeno 10 dipendenti per la produzione di contenuti editoriali assunti con contratto nazionale di categoria; avere un fatturato pubblicitario complessivo non inferiore ai 750mila euro annui, composto da almeno 20 clienti “oggettivamente riconoscibili”. Numero dipendenti e ammontare del fatturato pubblicitario sono ridotti del 30% per i primi due anni di applicazione della norma. Il palinsesto dovrà inoltre dedicare almeno il 90% del tempo alla diffusione di programmi informativi (notiziari, dibattiti, reportage, rubriche, approfondimenti), che siano autoprodotti o realizzati attraverso incarichi a imprese di produzione, ma questi ultimi non devono superare il 50% della durata totale delle produzioni. Gli argomenti trattati di carattere tecnico, professionale, scientifico e sportivo non potranno eccedere il tetto di un terzo del totale delle ore di programmazione giornaliere.

 

 

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