Univideo chiede al Governo di consentire la vendita di prodotti audiovisivi

Secondo le ultime disposizioni del Governo si possono produrre ma non vendere negli esercizi attualmente aperti, i prodotti audiovisivi su supporto fisico come DVD, Blu-ray e 4K Ultra HD.  Supporto fisico che  comunque non sembra navigare in buone acque visto che  proprio ieri ha chiuso l’ultima videoteca milanese.

 

Il settore dell’Home-Entertainment e della promozione culturale più in generale, che negli ultimi anni si è dovuto confrontare con la rivoluzione digitale, ha proseguito ad investire e a ricoprire un ruolo economico rilevante. Lo riferisce una nota Univideo secondo la quale l’editoria audiovisiva nel nostro paese, come da Rapporto Univideo 2019, vale 288,9 milioni di euro, suddiviso tra 193 milioni di euro di fatturato derivanti dal prodotto fisico e 95,9 milioni di euro prodotto dalle transazioni digitali. In Italia sono 4,5 milioni le persone che hanno acquistato almeno un prodotto Home Entertainment, mentre i fruitori finali del prodotto audiovisivo italiano sono circa 6,7 milioni, a conferma del fatto che si tratta di un prodotto che si presta ad una modalità di consumo condivisa. Questo prima del lockdown e del blocco delle vendite. Entrati nella Fase 2 l’editoria audiovisiva si ritrova in una situazione ancora molto preoccupante visto che ad oggi DVD, Blu-ray e 4k Ultra HD non possono essere liberamente acquistati dagli italiani.

Per questa ragione il Presidente di Univideo – l’Associazione di categoria che rappresenta gli Editori Audiovisivi su media digitali e online – ha inviato una lettera chiedendo al Premier Conte e ai Ministri Franceschini e Patuanelli di consentire mediante il prossimo DPCM la vendita al dettaglio di opere audiovisive registrate. Non c’è una ragione di pubblica sicurezza che giustifichi, nel contrasto alla diffusione del Covid-19, il proseguo del blocco nella commercializzazione di supporti audiovisivi.

“Ci auguriamo – spiega Lorenzo Ferrari Ardicini, Presidente di UNIVIDEO e di CG Entertainment – che il Governo accolga la nostra richiesta, l’editoria audiovisiva rappresenta un pezzo importante della filiera creativa del nostro Paese. L’Home Entertainment è entrato nelle case degli italiani più di trent’anni fa e rimane ancora oggi un collante sociale importante e richiesto, per questo impedire anche nella fase 2 la vendita dei nostri prodotti culturali ci pare sbagliato e pericoloso in termini di sopravvivenza della nostra industria, fortemente colpita dagli effetti di questa crisi”.

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