Il caso Quisco, l’edicola mobile di Milano

Un chiosco mobile che porta i giornali nei quartieri dove le edicole non ci sono più. Si chiama Quisco ed è l’idea lanciata a inizio anno dall’imprenditore milanese Andrea Carbini. Un’edicola con le ruote, per affiancare le postazioni fisse e supportarle intercettando la domanda d’informazione nelle strade e nei luoghi di passaggio. In questi mesi di lockdown ha continuato a servire piazze e quartieri di Milano rimasti privi del servizio essenziale, partendo nel suo percorso dalla base di via Plinio e muovendosi su tre ruote (un Apecar) verso piazza Dergano, Largo Quinto Alpini, via Paolo Sarpi, fino a via Giovanni da Procida. Giornali, portando riviste, libri e informazione.

“Il segreto? Esserci, sempre”, risponde Carbini. “In questi due mesi i risultati sono stati straordinari: abbiamo venduto, al giorno, 400 copie della Settimana Enigmistica, 150 di Vanity Fair, quasi 250 numeri del Corriere. All’esterno della nostra edicola mobile si sono create file con anche cento persone”.

(foto dal profilo Facebook Edicole Quisco)

L’idea dell’Edicola Quisco nasce da una presa di coscienza: “Solo a Milano hanno chiuso 90 edicole negli ultimi anni. Il nostro obiettivo è intervenire affiancandoci lì dove l’offerta di informazione su carta non arrivava più”. Il sistema si regge infatti su un’edicola fissa, quella di via Plinio, e su un’Apecar che raggiunge i quartieri più sguarniti. Questo piccolo caso editoriale, unico al mondo, ha fatto arrabbiare i sindacati di categoria, che ne hanno invocato a più riprese la chiusura. “Stanno difendendo il loro ruolo, ma noi guardiamo avanti”, dice Carbini. “Vogliamo innovare il sistema di distribuzione e il Comune di Milano sa che siamo in regola”.

Il discorso si allarga all’intero sistema dell’informazione. “Il mondo della carta si era fermato, aveva deciso di chiudersi in un recinto e non svilupparsi più, almeno così pareva negli ultimi dieci anni. Con Quisco vogliamo tutelare il settore della carta. Anche perché crediamo che i due modelli debbano integrarsi sempre di più”. Anzi, in questi due mesi di lockdown l’unica filiera che ha retto perfettamente “è stata proprio quella della stampa, da chi i giornali li fa a chi li stampa, da chi li distribuisce a chi li vende: è stato l’unico esercizio di normalità per i cittadini chiusi in casa”. Il futuro? “L’obiettivo è sfruttare le sponsorizzazioni che abbiamo e che troveremo, che ci permettono di rientrare nei costi”, conclude Carbini. “Ma anche collaborare con le edicole che vorranno unirsi a noi. Ci ritroveremo di fronte a una razionalizzazione della carta stampata e dei chioschi, ma la domanda non cambierà. Anzi. E quest’esperimento lo dimostra”.

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