Andrea Tomat (Lotto Sport): auspicabile ripensamento di tutto lo sport e cercare un equilibrio diverso

Come tutte, anche la sua azienda, che ha sede a Trevignano (Tv), è stata chiusa per Covid-19. Ma ha continuato a lavorare. Lo ha fatto in smart working e con produzioni in Albania, Bangladesh, Indonesia.
Andrea Tomat, 63 anni, è presidente e amministratore delegato di Lotto Sport, ed è presidente prima degli industriali di Treviso, in seguito di Confindustria Veneto. 240 dipendenti e un fatturato di 270 milioni di euro, Lotto Sport – leader italiana di calzature, abbigliamento e accessori sportivi – ha sponsorizzato negli anni campioni come Zoff e Shevchenko, squadre come il Milan e il Napoli, tennisti come Navratilova e Becker, e più di recente Francesca Schiavone, mentre oggi è legata fra gli altri alla rivelazione 2019, Matteo Berrettini.

Andrea Tomat (Foto Ansa)

Prima – Com’è il lavoro di imprenditore ai tempi del Coronavirus?
Andrea Tomat – Ora come ora siamo impegnati a capire, a immaginare come sarà il futuro prossimo in un mondo dello sport senza eventi e senza occasioni da grandi folle. E ci chiediamo che cosa succederà nella pratica sportiva, che penalizza alcune discipline ma apre lo spazio ad altre.

Prima – Come si fa a progettare un futuro così incerto?
A. Tomat – È difficile. Sicuramente non sarà più come prima. La risposta prioritaria è comunque andare avanti. Pensando a quando riprenderemo, dove distribuiremo il prodotto e con chi opereremo.

Prima – Come vede la ripartenza nello sport?
A. Tomat – Piena di sacrifici, per tutti. E per mitigarne gli effetti, ognuno – dagli imprenditori agli atleti – dovrà farsene carico per un po’. Anche perché le multinazionali che investono nello sport per comunicare non potranno puntare sulle emozioni legate al racconto dell’evento e delle imprese dei grandi protagonisti, quelle suggestioni che suscitano la passione non solo del tecnico ma della persona comune.

Prima – Questo nuovo virus frenerà la Cina?
A. Tomat – No, la Cina rimane un mercato importante. Lo è diventato negli ultimi degli ultimi 15 anni, e da 40 fa registrare un crescita del Pil: a marzo è stata la prima volta che sono andati in negativo. Il problema ora è il resto del mondo. Vedremo chi davvero se la sarà cavata meglio. Certo, oggi il carico più pesante sembra sia quello dell’Italia, ma è molto concentrato in alcune aree. Di sicuro, turismo e viaggi risentiranno della pandemia.

Prima – Il coronavirus ha messo in crisi la globalizzazione?
A. Tomat – Tutto sarà meno global e più regional. Mi immagino un po’ un ritorno agli anni ’70-’80: meno grandi eventi e più partecipazione.

Prima – Ci sono sport più favoriti di altri?
A. Tomat – Per alcune discipline individuali sarà più facile, soprattutto dove manca il contatto fisico, come il tennis. Il problema degli spogliatoi è superabile, anche tornando a farsi la doccia a casa. Altri sport, quelli di squadra come il calcio, dove c’è un contatto e un numero elevato di persone coinvolte, avranno più problemi.

Prima – Federica Pellegrini sogna, in nome degli altri sport, un ridimensionamento del calcio.
A. Tomat – Da una decina d’anni la Bundesliga, massimo campionato di calcio tedesco, ha già adottato un atteggiamento più rigoroso, di controllo di certi eccessi. Vivremo una fase molto instabile, dove dovremo cambiar rotta e fare i conti con altri numeri per cercare un equilibrio diverso.

Prima – Lei però sembra ottimista.
A. Tomat – Questa sarà l’occasione per un auspicabile ripensamento di tutto lo sport, che sia più sport di base, che sia energia per i giovani e meno giovani, che rifondi le scuole calcio, quelle di tennis, che sia fondamentale per la formazione, per l’educazione, per un’attività salutare, e faccia bene al fisico come alla mente. Un sport che sia più pratica diretta.

Prima – E in generale che mondo sarà?
A. Tomat – Si porrà molta più attenzione alla gestione della cosa pubblica. La globalizzazione ha fatto cose positive ma ha creato scompensi enormi.

Prima – Da imprenditore, se avesse la bacchetta magica che cosa farebbe?
A. Tomat – Verifichiamo quanto il digitale può aiutarci a sopperire alla forzata e inevitabile riduzione degli spostamenti, e quanto possa cambiare radicalmente il nostro modo di lavorare o semplicemente migliorarlo. Approfondiamo il tema della sostenibilità, come occasione per ripartire con un piano di sfruttamento diverso delle risorse, acqua e aria, sia come risparmio sia come doti essenziali da utilizzare senza più abusi. Studiamo bene le fonti di sfruttamento di energie dai combustibili fossili. Rivediamo i modelli di distribuzione del reddito a livello globale, la locazione delle attività produttive, il bilanciamento anche della ricchezza.

Prima – Servirebbe unità di intenti, invece l’Europa e il mondo intero sono divisi.
A. Tomat – Spero che anche gli imprenditori possano fare la loro parte per far crescere il senso etico delle imprese. Dobbiamo affrontare temi molto difficili in un momento in cui abbiamo praticamente chiuso il mercato, bisogna agire con ponderatezza, con comunanza d’intenti fra Paesi e leader nazionali, altrimenti si rischiano violenti contrasti sociali e persino autentiche guerre. Purtroppo, in tutto il mondo sono invece emersi personaggi che dispensano illusioni, si vendo come messia capaci di risolvere i problemi con facili promesse.

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