Dl Rilancio: rientra il credito di imposta per tv commerciali. Nuova una tantum per radio e tv locali. Ecco tutte le norme

Rientra e si conferma il credito di imposta sulla pubblicità per le tv commerciali, ma in concorso con la emittenze locali, e arriva un contributo una tantum per le radio e tv locali. Scompare, rispetto le bozze precedenti, la norma “tailor made” per la radiofonia locale. Sono queste le novità del pacchetto editoria del decreto Rilancio, questa volta nella formulazione di testo e non più di bozza. Il decreto è ora all’esame della Ragioneria generale dello Stato per la bollinatura e dovrà quindi passare al Quirinale per la firma del Capo dello Stato. Verosimilmente sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella giornata di sabato, secondo le previsioni. Fino ad allora saranno possibili variazioni, puntuali, legate prevalentemente alla sistemazione e verifica delle risorse.

Complessivamente il pacchetto editoria “vale” 85 milioni di euro, a cui aggiungerne una ventina (l’importo non è ancora stabilito definitivamente, aspetta le verifiche della Ragioneria) relativo al contributo una tantum per le tv e radio locali. Anche comprendendo questa cifra si arriva a 105 milioni di euro, ben inferiori ai 120 milioni da cui si era partiti.

Giuseppe Conte, durante la presentazione del dl rilancio (Foto ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/FILIPPO ATTILI)

Ma vediamo quali sono le disposizioni che figurano nel decreto Rilancio per il settore dell’editoria.
Credito di imposta per la pubblicità. E’ concesso nella misura unica del 50%, dal 30% previsto nel decreto Cura Italia, con un tetto complessivo di spesa aumentato a 60 milioni di euro. E questa volta riguarda non solo la carta stampata e on line (quotidiani e periodici), ma anche le tv commerciali nazionali e le radio e tv locali. I 60 milioni stanziati sono infatti suddivisi: 40 milioni per la carta stampata e 20 a favore delle emittenze. Che fino alla versione finale dovevano essere solo quelle di radio e tv locali, a cui all’ultimo momento sono state aggiunte per intervento del Mise (e la dura contrarietà del Dipartimento per l’editoria) anche le tv commerciali nazionali. Va ricordato che nel corso dell’iter del provvedimento era apparsa in una bozza una norma specifica di credito di imposta sulla pubblicità (del 35%) mirata alle tv commerciali nazionali, successivamente cancellata. Il credito di imposta per la pubblicità viene finanziato dal Fondo per il pluralismo, che a tal fine viene aumentato di 32,5 milioni di euro. Naturalmente se le domande saranno superiori alla capienza finanziaria della norma, si andrà a riparto e questo apre grossi interrogativi per quanto riguarda in particolare le tv, dove le emittenze locali saranno verosimilmente compresse e penalizzate rispetto alle nazionali.

  • – Una tantum per radio e tv locali. La misura è rientrata all’ultimo momento e prevede l’erogazione di un contributo una tantum per le radio e tv locali. Viene istituito presso il Mise un Fondo emergenze emittenti locali, il cui valore però non è ancora definito. Le richieste iniziali erano di 80 milioni di euro, verosimilmente sarà di 20 milioni. L’accesso al fondo è condizionato alla trasmissione di comunicati istituzionali e per le domande devono seguire le procedure già previste per i contributi diretti.
  • – Forfettizzazione rese giornali. Il decreto introduce per l’anno 2020 un regime straordinario di forfettizzazione delle rese dei giornali, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Con l’Iva abbattuta al 95% rispetto all’attuale 80%.
  • – Credito imposta su acquisto carta. E’ riconosciuto un credito di imposta dell’8% per l’acquisto di carta per le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritti al registro degli operatori di comunicazione relativo alla spesa 2019 entro il limite di 24 milioni di euro per il 2020. Il credito non è cumulabile con i contributi diretti all’editoria.
  • – Bonus una tantum per edicole. Il pacchetto prevede un bonus una tantum per le edicole di 500 euro, nel limite di 7 milioni di euro per il 2020. E’ prevista la ripartizione in caso di domande superiori alla disponibilitá. Il bonus è riconosciuto ai titolari di rivendite esclusive di giornali e riviste senza reddito da lavoro dipendente o pensione.
  • – Credito di imposta per digitale. Credito di imposta del 30% delle spese sostenute nel 2019 per l’acquisto di server, hosting, manutenzione evolutiva, information tecnology (servizi digitali). E’ destinato alle imprese iscritte al registro degli operatori di comunicazione con almeno un dipendente assunto a tempo indeterminato. E’ previsto entro il tetto di 8 milioni di euro, eventualmente si procederà a riparto. Il credito è da considerarsi alternativo e non cumulabile con altre agevolazioni, salvo diversamente previsto da queste ultime. Non è cumulabile con i contributi diretti all’editoria.
  • – Procedure semplificate per i contributi diretti all’editoria. E’ previsto il differimento a fine anno del versamento della contribuzione previdenziale previsto per l’accesso alla prima rata dei contributi diretti all’editoria. Che sarà così disponibile da subito.
  • – Contributi figurativi Cig in deroga a Inpgi. Importante norma (per cui si è molto combattuto) che sancisce come per quanto riguarda la contribuzione figurativa per i giornalisti ammessi alla Cassa integrazione in deroga, l’accreditamento dei contributi va in carico all’Inpgi (e non all’Inps, come altrimenti sarebbe stato e dove chi non ha una posizione aperta precedentemente avrebbe perso i contributi).
  • – Differimenti termini per Inpgi e agenzie di stampa nazionali. Vengono differiti di 6 mesi dal 30 giugno al 31 dicembre 2020 i termini per le procedure di riequilibrio finanziario (e quidi i termini della sospensione dell’eventuale commissariamento) della cassa previdenziale dei giornalisti, Inpgi. Slittano di ulteriori 6 mesi anche le convenzioni in essere tra Palazzo Chigi e le agenzie di stampa (dal 31 dicembre 2020 al 30 giugno 2021).
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