Lettera43 chiude ma Madron lascia uno spiraglio per la ripartenza. Pagati modello di business squilibrato e pubblicità programmatica

Con un post pubblicato poco dopo le 18.00 di venerdì 15 maggio, Lettera 43 ha cessato le pubblicazioni. “Dopo avere sfiorato i 10 anni”, come ricorda Paolo Madron, autore del saluto ai lettori, che, per sua stessa ammissione più che un addio vuole essere un arrivederci.

“Lettera43 è nata e cresciuta con una vocazione mai tradita: quella di dare notizie, retroscena, alzare il velo sui ben paludati mondi del potere economico-finanziario (e non solo) che certo non gradiscono di essere scandagliati oltre la superficie”, scrive Madron, facendo un bilancio della storia del giornale che, Analytics alla mano, ha raccolto una media quotidiana di 250 mila lettori.
Un bilancio critico che lo porta ad individuare anche le difficoltà che ci sono per l’informazione sul web, dove “la distribuzione conta più della produzione”. “Il più clamoroso scoop o la più bella inchiesta possono risultare inefficaci se non sai come immetterli nel micidiale circuito dove il combinato di indicizzazione sui motori di ricerca e social media la fa da padrone”.

 

“Il modello di business non ha mai trovato un equilibrio anche perché la diversificazione sulla carta con l’esperienza di Pagina99 ha aggravato la situazione”, scrive ancora Madron.
“La gratuità dell’informazione online, unitamente ad una tanto invocata quanto disattesa riforma dell’editoria che prendesse in carico la peculiarità dei nuovi media e i mutamenti del mercato, hanno fatto il resto. Così come il passaggio della raccolta pubblicitaria dalle campagne premium al programmatico ha ridotto i prezzi e conseguentemente i ricavi”.

Paolo Madron (Foto: Olycom)

“Lettera43 resta una preziosa esperienza”, aggiunge ringraziando l’impegno di giornalisti e non, e l’editore “che ad essa ha garantito grande libertà”.”Ora la casa editrice prosegue la sua attività con i periodici, Rivista Studio e Undici, che hanno saputo nel tempo trovare un equilibrio economico e un modello editoriale i cui risultati confortano e fanno sperare in un futuro di ulteriore crescita”.

“Sono stati comunque, nella buona come nella cattiva sorte, 10 anni belli e intensi”, ribadisce ancora l’ex direttore, ricordando le attestazioni di stima ricevute alla notizia della chiusura. “Il pessimismo della ragione, unito a un po’ di stanchezza e scoramento, porterebbe a considerarla finita qui. Ma l’ottimismo, la passione, l’insano folle attaccamento a un mestiere che ovviamente è il più bello del mondo, fanno sperare e lasciano le porte socchiuse per una ripartenza”, conclude Madron. “Chissà”.

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