DL Rilancio in Gazzetta Ufficiale: sale a 50 milioni il fondo emergenza radio e tv locali; cancellate norme su cessione frequenze

Il decreto Rilancio è entrato in vigore. Ieri sera, dopo il via libera della Ragioneria generale dello Stato il testo è stato firmato dal Presidente della Repubblica. Subito dopo la norma è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale e, per espressa disposizione, diventata subito effettiva.

Per il pacchetto editoria si confermano sostanzialmente le norme delle ultime bozze, con qualche novità dell’ultim’ora, come quella relativa all’effettiva consistenza del Fondo emergenza per le radio e le tv locali, fissata in 50 milioni di euro. Una sorpresa positiva. La cifra era rimasta infatti in discussione fino all’ultimo, e alla fine ha più che raddoppiato le previsioni, orientate a 20 milioni di euro, rispetto agli 80 sollecitati dal settore. Questa somma si configura come contributo straordinario per il 2020 a sostegno dell’emittenza locale per i servizi informativi connessi con l’emergenza Coronavirus e sulla diffusione del contagio, ed è condizionata alla trasmissione nei propri spazi informativi di messaggi di comunicazione istituzionale relativi all’emergenza sanitaria.

Giuseppe Conte, durante la presentazione del dl rilancio (Foto ANSA/CHIGI PALACE PRESS OFFICE/FILIPPO ATTILI)

Rispetto alle ultime bozze del testo scompare il riferimento a un successivo decreto per stabilire i criteri di distribuzione e i fondi saranno erogati in base alle graduatorie 2019 dei contributi alle emittenti locali, con l’esclusione quindi di quelle che non hanno i requisiti per entrarvi.

Altro dato accolto molto positivamente dagli addetti ai lavori delle emittenze locali è la cancellazione delle disposizioni, che erano entrate (uscite e poi ricomparse) a sorpresa nel decreto nel corso del suo iter, relative alla cessione delle frequenze televisive e più precisamente alla valorizzazione degli indennizzi. Le norme introdotte e poi cancellate modificavano i criteri ipotizzati da un primo accordo con il ministero dello Sviluppo economico, incidendo così sul valore degli indennizzi (e sulla possibilità di una loro chiara quantificazione anticipata) delle frequenze liberate e da liberare, generando molta fibrillazione tra gli operatori e le associazioni di categoria.

Da segnalare infine, sul fronte del credito di imposta per gli investimenti pubblicitari esteso anche alle emittenti commerciali nazionali, insieme a quelle locali, per un tetto complessivo di 20 milioni, la cancellazione della condizionalità prevista per le nazionali di un calo del fatturato pubblicitario del 33% per avere accesso al credito, che ora sarà accessibile a tutti i soggetti richiedenti.
Un duro colpo per le emittenti locali, che saranno ulteriormente schiacciate dai big nazionali, visto che il contributo andrà a riparto. Per le emittenti commerciali nazionali, al di là dell’esiguità del credito che potranno ottenere, si tratta invece di un’importante affermazione di principio.

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