Gazzettino (Caltagirone), Cdr protesta: smart working selvaggio e senza orari. Mediazione Fnsi

“L’Italia riparte, il Veneto riparte, il Friuli riparte, Il Gazzettino non riparte. Le redazioni sono ancora chiuse, I giornalisti tranne qualche rara eccezione disposta dal direttore sono ancora rinserrati nelle loro case, ci impediscono ogni servizio esterno sotto pena di provvedimenti disciplinari. E’ uno smart working selvaggio, senza orari, senza straordinari e a spese dei dipendenti, perché dobbiamo usare i nostri telefonini e le nostre wi-fi. Non solo: le direttive da Roma ci impediscono di lavorare da casa, ma poi ci obbligano a uscire per viaggi anche di decine di chilometri, trasformati in fattorini, perché da due mesi siamo tenuti a scambiarci i troppo pochi computer aziendali dotati di sistema editoriale”.

E’ con una conferenza stampa a distanza stamattina 21 maggio su Meet.google che il Comitato di redazione del Gazzettino ha rilanciato la protesta dell’assemblea dei redattori di lunedì scorso per le condizioni di lavoro durante un lockdown che il gruppo Caltagirone sta prolungando oltre la riapertura del 18 maggio e che a quanto pare proseguirà – come si è saputo in diretta dal segretario della Fnsi Raffaele Lorusso, presente all’evento, che a sua volta ne ha avuto notizia dal Messaggero – almeno fino al prossimo 15 giugno.

Cinque i giorni di sciopero affidati al Cdr dall’assemblea, anch’essa tenuta in teleconferenza sui telefonini privati dei giornalisti, perché l’editore non avrebbe consentito l’uso della linea dati aziendale, fatto che non ha certamente contribuito a rasserenare il clima. Nel corso della conferenza stampa Lo Russo ha garantito l’impegno per “l’avvio di una interlocuzione ufficiale ed efficace con il gruppo Caltagirone”. Il segretario della Fnsi ha affermato inoltre che il tema della regolazione dello smart working è ormai sul tavolo, perché “al di là dell’emergenza non può diventare la regola”.

Francesco Gaetano Caltagirone (Foto Ansa/Alessandro Di Meo)

Fra i punti di frizione sottolineati da Cdr e sindacato giornalisti veneto, presente all’incontro insieme all’Ordine regionale, la mancanza di un interlocutore del gruppo, rappresentato a Mestre solo da un direttore del personale. Fra le richieste un rapido ritorno della normalità, anche dal punto di vista della foliazione e del prodotto. Fra i problemi di organico aperti invece la sostituzione di una giornalista della redazione di Padova, andata normalmente in pensione, che il Cdr vorrebbe conteggiata al di fuori dagli accordi già presi sui prepensionamenti.

Per chiudere, molto orgoglio veneto. Da parte del Cdr: “Siamo una lontana provincia dell’Impero. Ma il cavalier Caltagirone è uno dei più grandi collezionisti di monete romane, sa quindi che i veneti non sono mai stati conquistati da Roma, ma ne sono diventati alleati, e tali vogliono rimanere. Per questo serve una cosa preziosa che non si paga con il denaro, che è il rispetto”. Sulla stessa linea Monica Andolfatto, segretario del Sindacato veneto: “ Il Gazzettino non è patrimonio solo di Caltagirone o dell’editore ma è un elemento storico, culturale e identitario del Veneto e del Friuli. Il suo declino non può essere imputato solo al generale declino dell’editoria, ma anche a responsabilità gestionali, che fanno sì che il giornale non sia in grado di reggere le sfide del mercato, a cui si risponde con tagli e solo tagli del costo del lavoro, perché per l’editore gli organici sono costi da abbattere”.

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