Rai, Laganà: politici interessati solo a poltrone e soldi canone. Il Servizio Pubblico incide sul Pil, non si taglino risorse

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“La è Rai buona per le poltrone e come bancomat, infatti i partiti si ricordano della Rai quando devono decidere i direttori da nominare o quando devono togliere soldi al canone per destinarli ad altri scopi. A sottolinearlo è il consigliere di amministrazione di Viale Mazzini Riccardo Laganà, commentando la risoluzione approvata all’unanimità dalla commissione Cultura della Camera, che impegna, tra l’altro, il governo a destinare all’editoria una quota del canone Rai.

“Dopo gli sconti fiscali a Mediaset sulla pubblicità finanziati anche con il canone, ecco che arriva la proposta di finanziare l’editoria con una quota sempre del canone Rai oltre, evidentemente, quella che già finanziamo attraverso il fondo per il pluralismo”, spiega il consigliere di Viale Mazzini, rivendicando come “in questi mesi di emergenza la Rai più che mai ha svolto un ruolo determinante nell’informare e intrattenere il Paese. Lo ha fatto con grande senso di responsabilità e credibilità tutelando la salute dei lavoratori. Si è posta al servizio della scuola, degli studenti e dei genitori e tutto questo sempre con circa 74 euro di canone netti su 90”.

Riccardo Laganà (foto
ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

“Rai si troverà nei prossimi mesi e anni ad affrontare una crisi finanziaria senza precedenti a causa degli alti costi del contratto di servizio, dei mai erogati contributi inseriti in legge di bilancio e infine per i minori introiti pubblicitari. Nonostante questo, tutto quello che pensano di fare i traghettatori del paese in giacca e cravatta è togliere altre risorse al servizio pubblico, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro senza considerare tutto l’impatto socio economico che la Rai garantisce al sistema Italia. Cito un dato fra tutti: ad ogni euro netto percepito da Rai corrispondono 3, 84 euro di produzione, ossia ricavi per Rai, per i fornitori di beni e servizi e per tutto l’indotto connesso”.

“Alla luce del valore aggiunto che produciamo, aggiunge ancora, la politica e partiti si dovrebbero occupare di riformare la Rai avendone cura, disegnare un futuro del servizio pubblico multimediale con un ben preciso piano culturale di rilancio sociale, civile e ambientale del nostro Paese”. “Togliere risorse al servizio pubblico è come chiudere un po’ alla volta il rubinetto di acqua a casa, si risparmia un po’, ma alla fine si muore”.