Trump ‘risponde’ a nuova segnalazione di Twitter: non fa nulla contro cinesi o Dem. L’esperto: così rafforza i social

“Twitter non sta facendo nulla sulle bugie e la propaganda diffusa dalla Cina o dal partito democratico di sinistra radicale. Hanno preso di mira repubblicani, conservatori e il presidente degli Stati Uniti. La sezione 230 dovrebbe essere revocata dal Congresso. Fino a quel momento, saranno applicate regole!”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ‘risponde’ a Twitter, che ore fa ha segnalato un altro suo tweet perché viola le norme sull’esaltazione della violenza.

La battaglia di Trump contro Twitter è cominciata martedì sera, quando Twitter, segnalando due messaggi del presidente contro il voto per corrispondenza, ha invitato i lettori a informarsi sui fatti.

Carlo Blengino

L’ESPERTO DI SOCIAL

Trump non riuscirà a rompere il monopolio dei social network. Anzi, dando loro la responsabilità sui contenuti pubblicati da terzi, li rafforzerà. Ne è convinto Carlo Blengino, avvocato penalista e esperto di diritto di Internet: “In un mondo ideale Trump, dopo l’avviso di Twitter sui suoi post, avrebbe dovuto cancellare il suo account e iscriversi a un altro social”, spiega Blengino all’AGI. “Ma non sarà così perché la comunicazione mondiale di fatto è finita nelle mani di poche piattaforme, e il loro monopolio è difficile da rompere. Di certo non si rompe dando ai social le responsabilità di editori. Così, anzi, li rende ancora più forti perché solo loro hanno la capacità tecnica e la forza per diventare controllori e responsabili dei contenuti pubblicati”.

Per quanto, per Blengino, tentare di romperne il monopolio possa essere “in linea di principio un’ottima idea”, la storia recente insegna che “quando si è tentato di ostacolarne il predominio con maggiori richieste per stare sul mercato, i monopoli si sono sempre riusciti ad adattare bene, a discapito dei più piccoli che avranno sempre più difficoltà a ottenere alternative valide”.

Ma come si è arrivati al punto di rottura? “Questa situazione”, argomenta Blengino, si è venuta a creare perché non è stato ancora risolto il paradosso del ruolo che hanno i social network: sono servizi essenziali o aziende private che sottostanno alle regole del mercato? Lo scontro tra Trump e i social ha solo fatto esplodere una situazione irrisolta. Se sono servizi essenziali va cambiata la normativa che li regola”, spiega l’avvocato. “Se invece non lo sono c’è un problema di mercato perché nelle mani di poche aziende passa tutta la comunicazione mondiale”. E non ci sono alternative. Non al momento, almeno.

La Sezione 230, che Trump vuole modificare, è un po’ l’anima della libertà di internet: “L’idea americana su cui si basa la libertà di parola su internet, e che noi subiamo, è che lo Stato non può regolamentare quello che si può dire in rete, perché vietato dal primo emendamento della Costituzione”, continua Blendino.
Ecco perché finora i social non sono stati ritenuti responsabili diretti, perché l’assenza di responsabilità da editore consentiva un controllo più blando dei contenuti pubblicati, aumentando la libertà di espressione.
“Credo che questa modifica alla Sezione 230”, conclude l’avvocato, “sia in aperto contrasto col primo emendamento, ma porta a chiederci che tipo di internet vogliamo nel futuro: se una rete controllata e magari ‘pulita’, come una sorta di televisione diffusa, oppure una rete più libera”.

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