Nyt: rivolta in redazione per l’op-ed sull’uso delle truppe contro le rivolte. Scuse dal giornale: non all’altezza degli standard

Il New York Times ha fatto mea culpa sull’op-ed del senatore repubblicano Tom Cotton che faceva appello all’uso delle forze armate per fermare le proteste seguite all’uccisione dell’afro-americano George Floyd da parte della polizia di Minneapolis. In un incontro con lo staff il responsabile delle pagine delle opinioni, James Bennet, ha ammesso di non avere letto il testo di Cotton prima della pubblicazione. Poco dopo il Times ha pubblicato una dichiarazione in cui si afferma che l’articolo del senatore “non è all’altezza degli standard del giornale”.

“Un processo affrettato ha portato alla pubblicazione”, ha detto la portavoce del Times Eileen Murphy: “Di conseguenza esamineremo cambiamenti sia nel breve che nel lungo periodo per includere un rafforzamento delle nostre operazioni di controllo dei fatti e per ridurre il numero degli op-ed che pubblichiamo”.

L’articolo di Cotton aveva provocato una rivolta nella redazione del New York Times. Decine di giornalisti l’avevano criticato sui social media nonostante la politica del giornale imponga di non postare commenti di parte o prendere posizione sui fatti del giorno. Molti di loro avevano reagito twittando la stessa frase: “Pubblicare Cotton mette lo staff nero del New York Times in pericolo”.
Per Nikole Hannah-Jones, che quest’anno ha vinto il Pulitzer per il progetto 1619 sulla legacy della schiavitù in America, “restare in silenzio sarebbe stato immorale. Finirò nei guai per dirlo, ma mi vergogno del mio giornale”.

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