Repubblica, Molinari propone di riorganizzare gli spazi in redazione con le docking station. I giornalisti vogliono saperne di più

E’ di nuovo tensione nella redazione di Repubblica. Alle 14,45 di domani, 8 giugno, si riunisce l’assemblea generale dei giornalisti. Convocata sul tamburo per discutere una proposta di riorganizzazione del lavoro presentata, a sorpresa, dalla direzione del quotidiano e dall’azienda nei giorni scorsi che hanno deciso di abolire alcune postazioni di lavoro personalizzate dei giornalisti per passare a un modello basato sulle ‘docking station’ a cui ci si può connettere con i pc portatili ed entrare nel sistema editoriale del giornale.

Maurizio Molinari, direttore di Repubblica – che parteciperà all’assemblea con il vicedirettore Carlo Bonini -, ha motivato questa scelta con la necessità di far tornare in redazione molti giornalisti che da mesi lavorano in ‘smart working’, ovvero in remoto. Con le docking station, sarebbe possibile abolire delle scrivanie per rispettare il ‘distanziamento’ fra le persone per la prevenzione del contagio da virus. Molinari sostiene che questa è la precondizione per ripopolare la redazione, ma fra i giornalisti si è diffusa la preoccupazione opposta. E cioè che con questa misura si voglia depotenziare il ruolo del corpo redazionale.

Maurizio Molinari (Foto Renato FranceschinBlu Cobalto)

Molinari ha presentato il piano di riorganizzazione al Cdr uscente della testata insieme al vicedirettore Bonini. La riorganizzazione, che dovrebbe scattare dai primi di luglio, prevede che a Roma possano lavorare, in compresenza fisica, fino a 178 giornalisti. Una novantina di meno della capienza attuale, che non rispetta le condizioni di sicurezza imposte dalla pandemia, senza le quali l’azienda potrebbe correre il rischio di sanzioni e rischi assicurativi pesanti.

La riorganizzazione partirebbe da Roma per estendersi, in un secondo tempo, anche alle 9 redazioni locali. Il Cdr di Repubblica, dimissionario dopo l’assemblea del 19 maggio sul caso Fca, ha espresso una serie di critiche al piano, ha chiesto se si tratta di una scelta definitiva ma soprattutto ha fatto presente di non avere titolarità ad aprire un confronto sull’organizzazione del lavoro.

La richiesta di rimandare il tutto quando sarà eletto il nuovo organismo sindacale dei giornalisti – le elezioni si terranno in settimana – è stata accettata da Molinari anche se in un primo tempo il vicedirettore Bonini l’aveva respinta.

Nessun giornale, o gruppo editoriale di rilievo, in Italia ha adottato, finora, una riorganizazione di questo tipo. L’abbandono della postazione ‘personalizzata’ è stata invece adottata da alcune multinazionali. Google ne ha fatto da sempre il suo modo di lavorare ovunque nel mondo. In Italia, le prime sono state alcune aziende farmaceutiche – la Glaxo, in particolare – per poi essere adottata anche da un colosso dell’alimentare come Nestlè Italia. E dal luglio 2018 anche dal Gruppo Generali con il trasloco alla Torre Hadid a Milano degli uffici della corporate.

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