Sì dall’Agcom alla commissione su fake news. Cardani: la lotta a crimini digitali non è persa in partenza

Da parte di Angelo Maria Cardani, c’è “un convinto sì” alla costituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla diffusione intenzionale, seriale e massiva di informazioni false (fake news). “Una presa di coscienza e un’analisi collettiva dal punto di vista tecnico e politico di questi fenomeni possono aiutare in momento come questo” ha sottolineato il Presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) nell’audizione sul tema in videoconferenza, con le Commissioni della Camera riunite Cultura e Trasporti.

Angelo Marcello Cardani (foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Cardani leggendo parte della sua relazione e rispondendo ai membri delle commissioni ha sottolineato che la lotta contro un certo tipo di crimine digitale “non è persa in partenza, ma è estremamente difficile”. La “debolezza strutturale di Agcom “è la stessa di tutte le autorità che svolgono questo lavoro” e riguarda la giurisdizione, “che non si cambia con una legge del Parlamento”.
Se “si vuole fare qualcosa che non va – ha spiegato Cardani – basta mettere la sede della propria attività in un Paese senza accordi con l’Unione Europea. Non c’è niente in quel caso quasi nulla che possa “fermare l’azione di questi criminali”. Il Parlamento “deve rifletterci. Si devono combattere certi fenomeni “accoppiando strumenti legislativi e di altro tipo come quello che l’Agcom ha cominciato a usare quattro o cinque anni fa, la coregolamentazione: se non hai modo di costringere per vari motivi il tuo interlocutore a agire correttamente, ci si siede con lui a un tavolo per mostrare la ragionevolezza di certe posizioni”.

Fra gli esempi di dialogo riuscito il presidente dell’Autorità cita quello con Telegram che “aveva tutte le caratteristiche per rispondere picche alla nostra richiesta di intervento” in merito alle edicole pirata. Invece Telegram è “intervenuta immediatamente perché ha cambiato strategia e sta cercando di diventare una società perfettamente legittima, eliminando le scorie di alcune attività illegali”.

Tornando al fenomeno delle fake news, Cardani sottolinea come “fenomeni patologici di disinformazione tendano ad annidarsi lì dove il sistema dell’informazione fallisce”. L’osservazione diretta “di milioni di dati sulla produzione e diffusione di informazione e disinformazione ha mostrato, inoltre, un sistema nazionale che soffre la presenza di un volume di contenuti fake che sembra essersi assestato su un valore sensibilmente più alto rispetto al passato, raggiungendo il livello massimo durante l’ultimo ciclo politico nazionale, in corrispondenza delle elezioni politiche del 4 marzo 2018”.
Particolarmente vulnerabile al fenomeno anche il sistema pubblicitario online: “la distanza fra domanda (inserzionisti) e offerta (editori/publisher) di pubblicità, prodotta da un sistema di compravendita complesso e per lo più automatizzato, ha favorito la proliferazione di una moltitudine di intermediari e ha ridotto la capacità di controllo sull’intero processo di negoziazione da parte degli investitori pubblicitari, che non sono in grado di conoscere sempre con esattezza – e in anticipo – in quali siti verranno visualizzati i messaggi”.

Fra le varie azioni dell’Agcom si ricordano anche i due numeri speciali dell’Osservatorio sulla disinformazione online dedicati al tema dell’emergenza da Covid-19. A inizio aprile, si è evidenziato “un trend via via crescente di informazione e disinformazione prodotta sul nuovo coronavirus: dal 21 febbraio al 22 marzo, il 38% delle notizie pubblicate nel giorno medio dalle fonti di disinformazione ha riguardato l’epidemia (il 46% nelle ultime due settimane); considerando il totale delle notizie sul coronavirus divulgate online, l’incidenza della disinformazione è stata prossima al 5%, con un andamento in diminuzione per effetto della crescita più sostenuta della componente informativa.

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