Cinema, Rutelli (Anica): con queste regole maggioranza delle sale non riaprirà. Mancano le condizioni

“Viviamo in un momento difficile e complicato e tutti devono esercitare il massimo senso di responsabilità, ma siamo in una situazione paradossale. Il presidente del Consiglio circa un mese fa ha annunciato la riapertura dei cinema, ma in questo periodo non si è creata una condizione che permetta ai cinema di aprire”. E’ l’allarme del presidente dell’Anica, Francesco Rutelli, intervenendo a Studio 24 su RaiNews24.

Per il settore “è stato drammatico l’impatto del coronavirus”, ha spiegato. “Solo nelle sale, gli esercenti calcolano che si siano persi 30 milioni di euro in questi mesi di chiusura. In questa situazione pesantissima ci si aspetterebbe, al di là dell’aspetto economico cruciale, un sostegno di praticità e concretezza, di regole chiare e comunicate per tempo”. Invece “regole così astruse, come hanno detto gli esercenti, rendono impossibile riaprire alla grandissima maggioranza delle sale, che sono oltre 4000 in Italia”.

Francesco Rutelli, presidente dell’Anica

Rutelli ha fatto l’esempio di come, stando alle disposizioni, si possa portare in sala un gelato confezionato acquistato nel cinema ma non si possa consumare per l’obbligo della mascherina: “Ci saranno intelligenze superiori in qualcuno di questi comitati, immagino”. In “18 regioni e mezzo d’Italia funziona questo regime ad oggi. In una regione e mezzo si può non avere la mascherina, perché proprio ieri la Puglia e la provincia di Bolzano, l’Alto Adige, hanno tolto quest’obbligo”.
Per quanto riguarda le sale si parla “di 7000 lavoratori in cassa integrazione, 20 mila lavoratori dell’indotto che non hanno oggi una certezza”. Nonostante questa modalità “ci saranno certamente e in modo meritorio delle sale che aprono, ma c’è una mancanza di prodotto, quindi molti lo faranno con dei film che nel frattempo sono andati sulle piattaforme o non sono potuti uscire o recuperando film di successo dell’ultimo periodo”. Il cinema, ha ricordato Rutelli, “era andato molto bene in Italia nel 2019, qui era cresciuto più che nel resto d’Europa. Si erano venduti 100 milioni di biglietti”. Anche il 2020 “era iniziato in modo straordinariamente positivo, vincendo anche premi internazionali con i nostri talenti”.

Il presidente Anica si è poi soffermato sul tema della riapertura dei set. “Devono ripartire. Stiamo collaborando con grande spirito di lealtà, amicizia e disponibilità verso le istituzioni, comprendendo le difficoltà. Ma “se il governo non recepisce l’accordo che tutte le parti hanno fatto per la sicurezza sui set, ovvero le distanze, i controlli sanitari, tutte le cautele per garantire la salute degli attori, delle maestranze, dei tecnici, la difficoltà è grande”.
Altro nodo centrale sono le assicurazioni.: “Si tratta di controassicurare dai rischi che possono esserci con il Covid per le attività creative” spiega. Tanti Paesi, come hanno fatto Grecia e Francia, “si stanno muovendo, anche qui stiamo lavorando da tante settimane a trovare una soluzione. Ho fiducia che ci riusciremo, perché se non ci riuscissimo tutto questo lavoro, tutte queste produzioni e creatività italiana finirebbero o dovrebbero trasferirsi all’estero e non ci voglio nemmeno pensare”. Nella produzione, in tutta la filiera, che occupa circa 200 mila persone, “abbiamo una parte fondamentale del prestigio, del rispetto e dell’apprezzamento del nostro Paese nel mondo” – ha rimarcato Rutelli. “La gente, pur chiusa in casa, ha visto su computer, televisioni, piattaforme e telefonini tanti prodotti italiani”.

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