Zoom sospende gli account di alcuni dissidenti cinesi. Timori di censura e legami con Pechino

Nuove perplessità sulla relazione tra la piattaforma di videoconferenze Zoom con il Governo Cinese. L’app, diventata celebre durante il lockdown, ha sospeso l’account di un gruppo di attivisti dei diritti umani che aveva organizzato un evento online per commemorare il massacro di Piazza Tiananmen del 1989.

L’organizzazione in questione, Humanitarian China, basata negli Stati Uniti, ha riferito che il proprio account era stato chiuso domenica, senza alcuna notifica o spiegazione da parte della piattaforma, che ha poi proceduto con la riattivazione del profilo ieri, dopo che la notizia è stata resa nota da Axios. “Questo è davvero un duro colpo”, ha dichiarato Zhou Fengsuo, presidente di Humanitarian China e veterano di Tiananmen, spiegando che molte piattaforme di videoconferenza online, come Google Meet, sono bloccate nella Cina Continentale.

cco (Photo by Allie Smith on Unsplash)

Zoom, in risposta, ha difeso la chiusura dell’account, precisando di aver agito in conformità con le leggi locali “così come qualsiasi altra società globale”. “Quando si tiene una riunione in diversi paesi, i partecipanti all’interno di tali Stati sono tenuti a rispettare le corrispondenti leggi locali”, ha riferito un portavoce della società.

La temporanea sospensione dell’account ha inevitabilmente suscitato la preoccupazione degli utenti della piattaforma riguardo una possibile sorveglianza da parte delle autorità di Pechino.
Zhou e altri membri dell’organizzazione hanno chiesto a Zoom di spiegare quando e come l’account abbia violato le leggi locali, e se l’azienda avesse inviato informazioni sugli utenti in Cina. Zoom non ha voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo, ma ha aggiunto che apporterà dei cambiamenti per proteggere ulteriormente gli utenti “da coloro che vogliono bloccarne le comunicazioni”.

Non è la prima volta che la società californiana finisce al centro dell’attenzione per i propri legami con la Cina, dove eventi politicamente sensibili, come la repressione delle proteste di Piazza Tiananmen, sono considerati tabù e pertanto vengono cancellati da internet. Ad aprile, alcuni ricercatori di Citizen Lab, un gruppo di ricerca sulla sicurezza affiliato all’Università di Toronto, ha riferito che Zoom in alcune circostanze ha archiviato chiavi di crittografia su server in Cina. La piattaforma ha confermato a quel punto che alcuni dati dei meeting sulla piattaforma erano stati inviati erroneamente attraverso i server in Cina in scia all’impennata del traffico registrato a febbraio, una problematica che è stata da allora risolta.

In precedenza l’amministratore delegato di Zoom, Eric Yuan, aveva rassicurato sul fatto che il governo cinese non ha mai chiesto informazioni sul traffico degli utenti stranieri, precisando che le autorità della Cina continentale si preoccupano solo dei meeting locali.

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