Fake news, Fnsi: no a “Ministero della Verità”, sì a giornalismo di qualità e rispetto delle regole. Lorusso: editori facciano loro parte

Il fenomeno delle fake news è importante e va assolutamente contrastato, ma bisogna rifuggire dal rischio di istituire nuovi “tribunali” o un “Ministero della Verità di orwelliana memoria”. Bisogna fare attenzione su come si vanno a controllare le notizie e su come devono essere eliminate, senza contare il nodo centrale del “chi decide?”. Per questo motivo le risposte al tentativo di diffondere notizie false devono arrivare dal giornalismo di qualità e dalla credibilità delle singole testate giornalistiche, perchè è attraverso il pluralismo e la molteplicità delle voci che si aiuta la formazione dell’opinione pubblica.

Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi (Foto Ansa/Fabio Frustaci)

E’ quanto ha sottolineato il segretario generale dell’Fnsi, Raffaele Lorusso intervenendo in audizione alle commissioni Trasporti e Cultura della Camera in merito alla proposta di istituzione di una commissione bicamerale di inchiesta sulle fake news. “Secondo noi gli sforzi vanno concentrati nel garantire, anche attraverso l’intervento pubblico, il pluralismo e la difesa del giornalismo di qualità, che evidentemente stride con la diffusione della precarietà all’interno della professione – ha spiegato Lorusso -. E’ un problema che va affrontato con gli editori, perchè da anni assistiamo ad uno smantellamento progressivo dell’area del lavoro subordinato e garantito, e alla sua sostituzione con un precariato senza diritti e senza retribuzioni dignitose”.

Accanto a questo esiste poi il tema più generale della tutela della privacy e della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini sulla rete, ha proseguito il segretario generale Fnsi. “Il tema va regolato con una legge specifica. Bisogna pensare a una legge sulla tutela dei diritti dei cittadini nell’area digitale – ha aggiunto – che non può prescindere da un adeguato apparato sanzionatorio, che deve essere snello e messo in condizione di poter funzionare”. Lorusso ha ricordato in proposito la rilevante debolezza strutturale nell’apparato professionale in Italia circa la scarsa capacità di intervenire sul fronte dei doveri deontologici. “In altri Paesi come ad esempio gli Usa o la Gran Bretagna al mancato rispetto dei doveri scatta immediatamente la sanzione: il giornalista che non rispetta la disciplina deontologica deve cambiare mestiere” ha notato Lorusso. “Oggi in Italia un apparato sanzionatorio specifico relativo alle fake news non esiste. A questo si aggiunga che i giganti del web tendono a sfuggire alle normative dei singoli Paesi. Per questo è importante recepire rapidamente la direttiva Ue sul copyright” in un quadro normativo complessivo che sia di maggiore garanzia per tutti i soggetti in campo.

Infine, sulla specifica questione dell’istituzione di una commissione bicamerale di inchiesta sulle fake news e delle sue peculiarità, Lorusso ha osservato che, dal “mio punto di vista l’Agcom svolge già quel tipo di attività che si vorrebbe assegnare all’istituenda commissione” e sollevato una pesante “perplessità” circa la previsione nella proposta di legge che in nessun caso, per i fatti rientrati nei compiti della commissione, possano essere opposti il segreto d’ufficio e il segreto professionale. “Noi siamo strenui difensori del segreto professionale e il fatto di obbligare i professionisti a non poterlo opporre ci lascia perplessi” ha concluso.

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