Fabio Fazio: in Rai troppe regole, rendono impossibile la produzione interna; se un agente ha i migliori perchè fargli la guerra?

“La Rai ha ottime professionalità, ma da azienda pubblica ha troppe regole, anche le più impensabili, che
rendono impossibile la produzione interna”. A due giorni dalla nuova norma approvata in Cda Rai secondo la quale chi conduce non può produrre Fabio Fazio dice la sua in un’intervista a ‘il Fatto Quotidiano’.

E fa esempi chiari sulle “regole impensabili” che scandiscono la vita dell’Azienda Pubblica: “Vai in onda di domenica, ma l’ufficio scritture chiude il venerdì. Non puoi comprare nemmeno i fiori: c’è l’Ufficio acquisti. Così è impossibile fare dall’interno programmi complicati come il nostro”.

Fabio Fazio (foto Oycom)

Autoprodursi significa, quindi, bypassare queste regole e poter “controllare il prodotto, accade pure per Bonolis, De Filippi, Floris – sottolinea Fazio – La Scala ingaggia artisti da fuori. E poi potevano dirmelo prima della firma del contratto, che non si poteva. Mi sarei regolato diversamente”. Ma Fazio si sente a tutti gli effettiun interno: “Sono entrato in Rai nel 1983 con Raffaella Carrà, non avevo ancora compiuto 19 anni; quindi mi sento più Rai della Rai. Ho lavorato internamente fino al 1999, poi ho iniziato con le
coproduzioni, che sono la vita stessa dell’azienda, da Fiorello ai pacchi a Ballando”.

Gli agenti sono ormai i padroni dei palinsesti? “Mi tocca fare il presuntuoso: se voglio un ospite, ho la forza di non cadere nel mercatino del ‘ti do Tizio se prendi pure Caio’; in Serie A non si fanno favori, devi sempre essere all’altezza. Se un agente ha i migliori, che senso ha fargli la guerra o mettergli limiti? Se arriva quello degli U2 , gli dici di farne cantare solo uno e mezzo per non sforare il tetto?”, dice  Fabio Fazio al Fatto che esprime il suo pensiero sulla nuova policy approvata dalla Rai mercoledì scorso sul conflitto di interessi di agenti, artisti e produttori. Una policy che lo tocca da vicino  considerato che impegna la Rai a evitare che i produttori, nel realizzare opere televisive del genere intrattenimento in coproduzione o appalto per Rai, prevedano l’utilizzo dei propri artisti (Fabio Fazio in ‘Che che tempo che fa’ è sia produttore che artista, ndr), oltre a stabilire che i produttori non possano essere agenti di artisti della stessa produzione e che un unico agente non può rappresentare più del 30% degli artisti nella stessa produzione.

Norme già approvate che condizioneranno il lavoro di Fazio in Rai? “Se lo ritengono utile, posso continuare – dice il conduttore – l’importante è non diventare un campo di battaglia né un palo di esibizione”. Ma la norma è passata. “Voglio sperare che non valga per i contratti in essere, a fine anno vedremo”. E nel frattempo ‘Che tempo che fa’ dove andrà in onda? “Torno a Rai3 se c’è un accordo e un progetto, se no resto a Rai2”. Non può mancare una domanda esplicita sul compenso di Fazio: “Vengo da una famiglia di impiegati e conosco il valore del denaro: prendo 2 milioni l’anno, uno lo do orgogliosamente in tasse. So di essere fortunato, ma nessuno regala nulla; a inizio carriera prendevo 25mila lire a settimana e non mi permettevo neanche il taxi dalla stazione Termini alla Rai”.

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