Usa, nuove restrizioni su media cinesi: altre 4 testate controllate da Pechino inserite tra le ‘missioni straniere’

L’amministrazione del presidente Usa, Donald Trump, introdurrà restrizioni su altri quattro media cinesi controllati dal Governo, nell’ambito di un conflitto più ampio sugli organi di stampa in entrambi i Paesi che ha portato all’espulsione di alcuni giornalisti statunitensi dalla Cina.

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato che China Central Television (CCTV), China News Service (CNS), People’s Daily e Global Times verranno inseriti in un elenco di “missioni straniere” che richiedono ulteriore controllo da parte del Governo americano.

Sebbene non miri a limitare le loro operazioni, la designazione ai sensi della legge sulle missioni estere richiede che i media cinesi riferiscano al dipartimento tutto il personale presente negli Usa e registrino loro eventuali proprietà, anche in affitto, nel Paese.

Mike Pompeo, Segretario di Stato Usa (Foto Ansa – EPA/STR)

“Questi non sono giornalisti”, ha affermato David Stilwell, assistente segretario di Stato per l’Asia Orientale e il Pacifico. “Questi sono membri dell’apparato di propaganda” cinese, ha detto.

Un portavoce dell’Ambasciata cinese a Washington ha dichiarato che la mossa degli Stati Uniti è stata arbitraria, aggiungendo che i notiziari del Paese sono basati su “obiettività, imparzialità, veridicità e accuratezza. Questo è totalmente ingiustificato e inaccettabile e ancora una volta mostra i doppi standard e l’ipocrisia della cosiddetta libertà di stampa”.

A febbraio, il dipartimento di Stato aveva designato come missioni straniere anche l’agenzia di stampa Xinhua, China Radio International, China Global Television Network e i distributori di China Daily e People’s Daily. Tali media devono, inoltre, rispettare il limite per il personale presente negli Usa, che potrà essere di massimo 100.

Sempre a febbraio la Cina aveva revocato le credenziali stampa a tre reporter del Wall Street Journal con sede a Pechino. Si è trattato della prima volta che il Governo cinese ha espulso simultaneamente più corrispondenti residenti nel Paese da un organo di stampa internazionale dall’era post-Mao. Il ministero degli Esteri cinese aveva affermato che la mossa era stata una punizione per un pezzo d’opinione pubblicato dal Wsj e il mese successivo il ministero degli Affari Esteri cinese aveva dichiarato di voler revocare le credenziali stampa di tutti i cittadini statunitensi che lavoravano per il Wall Street Journal, il New York Times e il Washington Post.

L’amministrazione Trump, che ha criticato la Cina per la sua gestione dell’epidemia di coronavirus, ha riconosciuto che Pechino potrebbe vendicarsi contro le organizzazioni dei media americane ma ha sostenuto che l’azione era giustificata.

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