Rai, Mulè (FI) alla Stampa: al servizio pubblico solo i soldi del canone. Della stessa opinione Anzaldi (Iv)

“L’accordo c’è. Almeno tra Forza Italia e Italia Viva. E ha il fine di ricollocare nel solo servizio pubblico la Rai lasciando agli editori privati la fetta commerciale della Tv”. Lo scrive su La Stampa Paolo Festuccia, che racconta che “sul tavolo del parlamentare di Forza Italia Giorgio Mulè ci sono già le linee guida di una proposta di legge finalizzata a rimette ordine all’interno del sistema radiotelevisivo italiano”. Così spiega Mulè: “La Tv pubblica potrà svolgere bene e meglio la mission che gli viene affidata dalla convenzione”.

Insomma la proposta è quella di “far vivere bene con oltre un miliardo e mezzo di canone la Rai, ma senza introiti pubblicitari”. Basta pubblicità nella Tv pubblica. Ovviamente chiarisce Mulé la Rai dovrà fare “solo quello che meglio sa fare”, ovvero informazione e approfondimento, cultura, “lasciando l’intrattenimento alle Tv commerciali”. Anche perché, aggiunge Mulé: “È necessario proteggere il sistema editoriale italiano dall’offensiva degli over the top e mettere in equilibrio il servizio pubblico con l’editoria privata”.

Giorgio Mulè (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Mulè, giornalista da sempre vicino a Silvio Berlusconi e al suo gruppo (è stato direttore di Panorama) sintetizza il sogno di Mediaset e di tutti gli editori televisivi privati, che vorrebbero marginalizzare la Rai buttandola fuori dal mercato della pubblicità, ma anche dei diritti e delle produzioni.

A sostenere questo progetto, racconta sempre Festuccia, Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva che via via che passa il tempo ha atteggiamenti sempre più insofferenti e critici nei confronti di Viale Mazzini.
La saldatura tra i due parlamentari è difficile da capire: Mulè ha motivazioni utilitaristiche (spostare soldi nelle casse dei broadcaster privati); mentre Anzaldi dice di combattere contro le deviazioni da marchettificio della politica che si praticano nei tg e nei programmi Rai, con lo spirito del Savonarola del servizio pubblico.

Michele Anzaldi (Foto LaPresse)

C’e chi legge l’intesa sulla Rai tra i due parlamentari come uno scambio di cortesie per cementare il rapporto di simpatia tra Fi e Iv, alla faccia dei 13mila dipendenti che formano l’esercito della Rai.

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