Giornalisti: 83 atti intimidatori nel 2020; crescono quelli sui social. Lamorgese: libertà di stampa presidio di democrazia

“La libertà di stampa rappresenta un presidio fondante della nostra democrazia, che va preservato e difeso in tutti i territori”. E’ quanto ha affermato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese al termine della riunione del Centro di coordinamento delle attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazione sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Proprio per arginare minacce e intimidazioni, ha spiegatio, verranno coinvolte le prefetture in modo da attivare entro breve tempo dei “tavoli di analisi del fenomeno cui parteciperanno l’ordine professionale e le associazioni di categoria”.

In base ai dati del Viminale, dall’inizio dell’anno al 16 giugno ci sono stati 83 atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, con un trend in crescita sia rispetto al 2018 sia al 2019, quando si sono registrati rispettivamente 73 e 87 atti. In particolare, crescono le minacce via social: nel 2018 e 2019 erano un quarto del totale (24% nel 2018 e 23,5% nel 2019), nel 2020 sono arrivate al 43%.

Luciana Lamorgese (Foto ANSA / MATTEO BAZZI)

Alla riunione in videconferenza hanno partecipato il viceministro all’Interno Matteo Mauri, il capo di Gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi, il capo della Polizia Franco Gabrielli, il vice capo della Polizia e direttore della Criminalpol Vittorio Rizzi, la vicepresidente e il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti Elisabetta Cosci e Guido D’Ubaldo, e il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti.

Lamorgese ha ribadito che le intimidazioni e le minacce sono oggetto di costante attenzione, anche per adottare tempestivamente i provvedimenti di tutela ai giornalisti minacciati, e ha ricordato la direttiva ai prefetti del 24 gennaio con la quale è stato avviato un monitoraggio strutturato semestrale per conoscere e analizzare i fattori e gli scenari di rischio in sede locale, nonché le iniziative assunte e le misure adottate a livello territoriale. Gli esiti del monitoraggio relativo ai primi 6 mesi dell’anno saranno disponibili a luglio. Il ministro ha poi ringraziato per l’impegno le Prefetture, le forze di polizia e i rappresentanti del mondo dell’informazione che ha consentito una maggiore collaborazione per migliorare l’attività sia in termini di prevenzione che di repressione dei fenomeni.

Dall’analisi dei dati a disposizione emerge che le intimidazioni sono riconducibili a matrici e motivazioni di diversa natura, inquadrabili in macro aree di riferimento: atti provenienti da ambienti della criminalità organizzata (10 episodi nel 2020), atti riconducibili a motivazioni socio-politiche (37 episodi nel 2020) ed atti provenienti da altri contesti (36 episodi nel 2020). Su 83 episodi registrati dall’inizio dell’anno, 70 hanno interessato le regioni Lazio, Campania, Sicilia, Calabria e Lombardia. Sulla base dei dati si è dunque deciso con i rappresentanti dei giornalisti di potenziare l’attività operativa con l’attivazione di tavoli con i referenti locali delle associazioni di categoria per definire a livello locale gli interventi più idonei, di avviare iniziative di formazione congiunta, di rafforzare lo scambio di informazioni e di rivolgere una attenzione specifica agli atti intimidatori diffusi sulla rete social.

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