Diffamazione, ok da Commissione Giustizia: stop al carcere per giornalisti, nuove sanzioni, ma si studia riduzione pena massima

Stop al carcere per i giornalisti per il reato di diffamazione, procedure più chiare e trasparenti per le rettifiche, nuove sanzioni pecuniarie e estensione della normativa alle testate on line, oltre che radio-tv. Sono questi i tratti distintivi della nuove norme sulla diffamazione, che la commissione Giustizia del Senato ha terminato di discutere ed esaminare, dando il via libera al passaggio in aula del provvedimento.

Arnaldo Lomuti (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Grande la soddisfazione del relatore, il senatore M5S Arnaldo Lomuti. “Si conclude un lungo processo di confronto che ci consente di portare al voto dell’assemblea un testo ampiamente condiviso. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere definitivamente, ma su cui c’è una intesa di massima: quello sull’ammontare massimo della sanzione pecuniaria, ora fissato a 50mila euro e che si intende ridurre, e l’altro sul foro di competenza in caso di liti giudiziarie. Abbiamo deciso di non bloccarci in commissione per questo, ma demandare al passaggio in assemblea la definitiva messa a punto”.
La soddisfazione di Lomuti riguarda anche il fatto che, in base a un gentlemen agreement siglato a suo tempo tra i capigruppo del Senato, il passaggio in aula del ddl sulla diffamazione avverrà in contemporanea al ddl sulle liti temerarie (primo firmatario il senatore pentastellato Primo Di Nicola), in rampa di lancio per l’approdo in assemblea di Palazzo Madama già dallo scorso gennaio e una delle bandiere del M5S in questo campo. “Sono ottimista – non nasconde Lomuti -, nonostante il Parlamento sia in questo periodo fortemente impegnato con la conversione dei numerosi decreti legati all’emergenza del Coronavirus, conto che prima della pausa estiva, a fine luglio, possa esserci il primo via libera del Senato sui due provvedimenti, che poi passeranno al vaglio della Camera”.
Intanto a Palazzo Madama il testo emendato dalla commissione del provvedimento è ancora in fase di drafting e dovrebbe essere pubblicato a breve.

Tornando ai “nodi da sciogliere”, sull’ammontare della sanzione massima per il reato di diffamazione a mezzo stampa, che il testo approvato dalla commissione fissa a 50 mila euro (in caso di attribuzione di un fatto determinato falso, diffuso con la consapevolezza della sua falsità) e che si intenderebbe abbassare, si erano concentrate nel tempo le dure critiche dell’intero settore, dalla Fnsi alla Fieg. Il confronto attualmente in campo, spiega Lomuti, riguarda in sostanza l’entità del ribasso, mentre lo stesso primo firmatario del provvedimento, il senatore Fi, Giacomo Caliendo in sede di discussione osservava perplesso in particolare per le testate online che “una sanzione massima di 50mila euro ha una natura estremamente afflittiva specie in considerazione delle condizioni economiche del ceto giornalistico, per cui finirebbe con l’essere percepita come draconiana e peggiorativa rispetto a quella detentiva attualmente prevista”.
Per quanto riguarda il foro di competenza in caso di ricorso al giudice, per il momento la norma stabilisce che è quello della residenza del diffamato. “Stiamo valutando la possibilità di legarlo alla sede della testata, anche se questo pone alcuni problemi, soprattutto con quelle online, che possono avere sede anche all’estero. Insomma stiamo cercando la soluzione migliore sul punto”, conclude fiducioso Lomuti.

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