Mediaset, Confalonieri: Mfe operazione di sviluppo rallentata da ostruzionismo di Vivendi. Con Covid nuovo modello di crescita

Giornata di assemblea per Mediaset. All’incontro, a porte chiuse per l’emergenza Covid, il Cda della holding tv ha deciso di far partecipare Vivendi con il 9,6% del capitale detenuto direttamente, ma non la fiduciaria Simon, nella quale i francesi hanno dovuto congelare il 19,1% delle quote Mediaset su richiesta di Agcom.

“Dopo un gennaio e un febbraio che avevano mostrato una discreta vitalità con ricavi pubblicitari in Italia superiori del 2% rispetto allo stesso periodo del 2019, l’intero mercato pubblicitario italiano è stato investito dalla pandemia del coronavirus. Il successivo lockdown e la gestione della crisi sanitaria hanno generato uno scenario completamente diverso da quello che ognuno di noi si era immaginato”, sono state le prime considerazioni con cui il presidente di mediaset, Fedele Confalonieri, ha aperto il suo discorso.

Fedele Confalonieri (Foto ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

“I primi due mesi del 2020 erano stati mesi positivi, che lasciavano intravvedere buone possibilità per l’anno in corso. Ma da marzo in poi l’intero settore media, insieme purtroppo a tanti settori, all’economia mondiale stessa, soffrono ancora tremendamente per la crisi Covid”, ha rimarcato, aggiungendo che “oggi siamo costretti a reinventare un modello di crescita che garantisca occupazione e programmi prodotti in Italia”. “Solo così la crescita sarà una crescita non solo economica ma anche di occupazione, in un settore, quello dei media, che altrimenti sarebbe consegnato di fatto ai colossi del web, con limitati livelli occupazionali in Italia e in Europa”, ha ribadito.

Continuando nel suo intervento, il presidente Mediaset ha chiamato in causa la Rai (la replica Rai). “Le concessionarie del gruppo Mediaset hanno contenuto la flessione della raccolta pubblicitaria in un 3,6% al netto delle discontinuità legate al calcio. Un dato quindi migliore rispetto al mercato di riferimento. Ciò è ancora più significativo, ha attaccato, se si pensa che la Rai non ha mai cessato la pratica scorretta dell’abbassamento dei prezzi della pubblicità tramite sconti selvaggi, con il risultato di bruciare valore e sottrarre risorse agli investimenti in contenuti originali”.

“In Italia non mancano situazioni che vanno a peggiorare il quadro già pesante a livello continentale: la concorrenza non è ‘fair’ neppure a livello locale dove la Rai, italianissimo protagonista di punta dello scenario dei media, ha dato vita ormai da anni a una pratica scorretta e anticoncorrenziale, fatta di una politica di sconti molto aggressiva, resa possibile unicamente dalla presenza del canone di cui Rai è unica beneficiaria”, ha poi continuato.

“Il dumping più volte denunciato è stato accertato da AgCom che ha rilevato come la condotta di Rai nella vendita degli spazi pubblicitari non sia trasparente e non garantisca la concorrenza ad armi pari con gli altri operatori privati, che hanno nella pubblicità l’unico introito. Pochi giorni orsono è stata la Commissione parlamentare di Vigilanza a rilevare la persistenza di tali pratiche e ne ha chiesto conto in audizione all’azienda. Il servizio pubblico televisivo quasi in tutta Europa non raccoglie pubblicità o ne raccoglie in misura limitata. Auspichiamo che cessi questa inaccettabile politica di mortificazione del valore della pubblicità, questa pratica anticompetitiva, altresì un ritorno a un confronto concorrenziale pubblico-privato equo e anche una rifocalizzazione della Rai come servizio pubblico, con un ruolo di equilibrio per tutto il sistema. Le leggi ci sono, le Autorità di sorveglianza pure. I tempi sono più che maturi per ricondurre Rai e la sua Concessionaria pubblicitaria all’osservanza delle norme, che, a differenza del web, qui ci sono e sono precise”.

Confalonieri ha parlato dei progetti futuri dell’azienda, soffermandosi sulla nascita della holding Mfe – Media for Europe e, inevitabilemente sulle tensioni continue con Vivendi. Secondo il presidente Mediaset la battaglia giudiziaria portata avanti dai francesi è “un esempio negativo di campagna malriuscita per la conquista ostile di un’azienda”.
“Mfe è un’operazione di sviluppo che viene rallentata dall’atteggiamento ostruzionistico di Vivendi: una contesa che ci ha inferto grossi danni e bloccato per molto tempo una parte del nostro capitale”, ha aggiunto Confalonieri citando anche le recenti decisioni del Tribunale di Milano, che secondo Mediaset riconoscono il valore industriale dell’operazione.

Confalonieri ha ricordato anche l’incremento “della partecipazione nel broadcaster tedesco ProsiebenSat1“, che ha raggiunto “una quota vicina al 25% dei diritti voto: di fatto questa quota ci dà il diritto di partecipare da protagonisti al consolidamento europeo e al futuro di una grande azienda televisiva, leader nel più grande mercato pubblicitario d’Europa”.

Durante l’assemblea è stato poi approvato il bilancio d’esercizio del gruppo al 31 dicembre 2019, ed è stato nominato il nuovo collegio sindacale.
Nonostante le oggettive difficoltà registrate dal settore media a livello nazionale e internazionale, spiega una nota, il bilancio consolidato 2019 ha registrato la decisa crescita del risultato operativo e della generazione di cassa, mentre i costi totali hanno visto una netta riduzione.

I ricavi consolidati netti sono stati pari a 2.925,7 milioni di euro (3.401,5 milioni nel 2018), l’Ebit è cresciuto a 354,6 milioni di euro (73,7 nel 2018) e il risultato netto di gruppo si attesta a 190,3

Per quanto riguarda il collegio sindacale, la presidenza è stata assegnata a Giovanni Fiori, della lista di minoranza presentata da Vivendi. Oltre a Fiori, sono stati nominati Riccardo Perotta (sindaco effettivo, dalla lista di maggioranza presentata da Fininvest), Flavia Daunia Minutillo (sindaco effettivo, dalla lista presentata da Fininvest), Francesca di Donato (sindaco supplente dalla lista presentata da Vivendi), Leonardo Quagliata (sindaco supplente, dalla lista presentata da Fininvest), Francesca Meneghel (sindaco supplente, dalla lista presentata da Fininvest).

Oltre alla lista n.1 presentata dall’azionista di maggioranza Fininvest, sono state presentate la lista n.2 da parte di un raggruppamento di azionisti formato da società di gestione del risparmio e altri investitori istituzionali, complessivamente rappresentanti l’1,085 % del capitale sociale, e la lista n.3 dall’azionista Vivendi, rappresentante il 9,61% del capitale sociale.

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