I big della pubblicità boicottano Facebook, troppo timido nel combattere odio e razzismo

All’inizio erano solo piccole imprese, decine di aziende locali, una galassia di inserzionisti delusi da un mondo dei social troppo timido nel denunciare e combattere odio e razzismo all’interno delle proprie piattaforme.

Mark Zuckerberg (Foto Ansa)

Poi, dopo lo tsunami di proteste seguito alla morte di George Floyd, il vero decollo della campagna di boicottaggio Stop Hate for Profit, a cui hanno cominciato ad unirsi big del calibro di Unilever, Verizon, Honda, Levi Strauss e North Face.

Fino all’adesione della multinazionale delle multinazionali, la Coca-Cola. Il colosso mondiale delle bollicine ha annunciato che a partire dal primo luglio sospenderà, almeno per un mese, tutta la pubblicità su Facebook, Instagram, YouTube, Twitter e altre piattaforme social.

“Non c’è spazio per il razzismo nel mondo e non c’è spazio per il razzismo sui social media. Coca Cola Company sospenderà la pubblicità a pagamento su tutte le piattaforme social a livello globale per almeno 30 giorni”, è l’annuncio del Ceo di Coca Cola, James Quincey, contenuto nel comunicato diffuso dall’azienda.

La difesa di Zuckerberg
Pronta la difesa di Facebook, attraverso una nota: “Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy“.

“Ci siamo sottoposti – continua – a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in Intelligenza Artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino”.

Facebook cita poi un rapporto dell’Unione Europea, che ha rilevato come il social di Mark Zuckerberg abbia “esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube“.

“Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare – conclude la nota – e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il GARM e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta”.

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