Facebook: gli attivisti chiedono al social di arruolare un esperto diritti civili

La prossima settimana i vertici di Facebook, tra cui Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, incontreranno i gruppi dei diritti civili che hanno chiesto il boicottaggio della spesa pubblicitaria destinata alla società.
Tra le principali richieste degli attivisti c’è quella di assumere un dirigente che abbia una profonda esperienza in materia di diritti civili, affidandogli una posizione nel proprio team di gestione. “Avere una leadership che abbia esperienza nell’ambito dei diritti civili aiuterà la società a diventare più responsabile su queste tematiche”, ha commentato Jonathan Greenblatt, ceo dell’Anti-Defamation League, uno dei principali organizzatori del boicottaggio.

“Condividiamo lo stesso obiettivo di queste organizzazioni. Non traiamo alcun vantaggio dall’odio e non vogliamo che questo sia presente sulle nostre piattaforme”, ha dichiarato un portavoce del colosso media. “Non vediamo l’ora di confrontarci direttamente con queste organizzazioni e di presentare un aggiornamento su ciò che abbiamo fatto e continuiamo a fare”.

Il quartier generale di Facebook a Menlo Park (Foto Ansa – EPA/PETER DaSILVA)

Gli attivisti dei diritti civili hanno elencato 10 misure che, a loro avviso, la società dovrebbe adottare, sottolineando l’importanza di ciascuna di esse.
Per Greenblatt una delle priorità assolute è quella di condurre delle revisioni periodiche e indipendenti dei contenuti di incitamento all’odio e di disinformazione che circolano sulle piattaforme della società, con i risultati che dovrebbero essere resi noti pubblicamente.

Tra le altre richieste, la creazione di un sistema interno per contrassegnare automaticamente i contenuti d’odio nei gruppi privati e la ricerca e la rimozione di gruppi pubblici e privati incentrati sulla supremazia bianca, cospirazioni violente, disinformazione sui vaccini e altri contenuti discutibili.

Se Facebook accetterà o meno le raccomandazioni degli attivisti tutt’altro che certo. I dirigenti della società, tra cui Carolyn Everson, vicepresidente del gruppo Global Business, in precedenza avevano dichiarato agli inserzionisti che l’azienda non avrebbe modificato le proprie politiche sulla base delle pressioni esercitate sui propri ricavi. Un pensiero condiviso anche da Zuckerberg, che parlando con i dipendenti nei giorni scorsi ha detto: “Non stabiliamo le nostre politiche sulla base della pressione sul fatturato”.

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