L’Ue pensa a norme più severe per le big tech. Il piano Vestager: delineare confini legali, e non applicare solo leggi antitrust

I colossi tecnologici, tra cui Google, Amazon.com e Facebook, si trovano a fare i conti con la proposta dell’Unione europea di introdurre normative più severe per limitare la loro presunta condotta anticoncorrenziale, facendole pagare più tasse e costringendole a farsi carico di maggiori responsabilità per i contenuti illegali sulle loro piattaforme.

Lo racconta il Wall Street Jorunal, spiegando come Margrethe Vestager, il Commissario europea per la concorrenza, ha delineato per la prima volta un piano globale su come intende frenare i giganti del tech statunitensi, che prevede un programma di iniziative già proposte singolarmente dall’Ue nelle ultime settimane. L’obiettivo alla base è delineare in modo chiaro i confini legali per le aziende tecnologiche, piuttosto che applicare solo le leggi esistenti in materia di regolamentazione antitrust.

“È un insieme complesso di questioni. Non si può affrontare con un solo atto legislativo”, ha spiegato Vestager nel corso di un’intervista. Vestager, che nel precedente mandato ha imposto multe record a Google e ordinato ad Apple di pagare 14,5 miliardi di dollari di imposte presumibilmente non pagate all’Irlanda, è stata promossa a Vice President esecutivo della Commissione europea ed è responsabile della concorrenza e della regolamentazione del settore digitale.

Margrethe Vestager (Foto Ansa – EPA/OLIVIER HOSLET)

“Dopo il primo mandato e i primi casi specifici relativi alla concorrenza, ho compreso chiaramente che sono necessarie delle regole sulla concorrenza severe, ma anche una regolamentazione”, ha spiegato Vestager.

I colossi tecnologici intendono collaborare con la Commissione, ma alcuni di essi hanno sollevato dei dubbi in merito ad alcuni elementi delle proposte.

Una maggiore regolamentazione in Europa nel settore digitale avrà probabilmente un impatto anche fuori dal continente, con altre giurisdizioni che ne seguiranno l’esempio. Come successo ad esempio per il Regolamento generale sulla protezione dei dati, o Gdpr, varato nel 2018 e ora imitato da altre giurisdizioni.

Nel corso dell’intervista, la Vestager ha aggiunto che sta cercando maggiori poteri investigativi che le permetterebbero di ordinare a tutte le aziende di un determinato settore di cambiare la loro condotta in modo tale da non monopolizzare un determinato mercato.
In particolare, Google è nel mirino di indagini antitrust su molti dei suoi servizi esterni al motore di ricerca. Facebook ha affermato che l’obiettivo della proposta potrebbe non essere quello di colmare un “gap di applicazione”, ma piuttosto quello di “abbassare lo standard legale e probatorio per l’intervento” per consentire alla Commissione di agire ed emanare provvedimenti.

“La Commissione dovrebbe soppesare attentamente le prove di nuove potenziali teorie del danno rispetto ai potenziali costi di intervento dall’alto verso il basso”, ha aggiunto Kayvan Hazemi-Jebelli, consulente in materia di concorrenza e regolamentazione della Computer & Communications Industry Association, un gruppo di lobby che rappresenta aziende tra cui Amazon.com, Facebook e Google.

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