Rai, Fornaro (Leu) propone una governance duale: creare intercapedine per impedire ai partiti di entrare nella vita quotidiana dell’azienda

Creare un filtro tra la Rai e la politica, distinguendo le attività di indirizzo e controllo sul servizio pubblico dalla pura e semplice gestione aziendale è lo scopo della proposta di riforma della governance del Servizio Pubblico firmata da Federico Fornaro, capogruppo alla Camera di Liberi e Uguali e commissario della Vigilanza. Una proposta che è una rivisitazione del disegno di legge depositato al Senato nella scorsa legislatura dallo stesso Fornaro e che, oggi pomeriggio alle 14, il deputato presenterà nella sala stampa di Montecitorio.

Il modello di riferimento non è la Bbc; l’assetto di governance proposto per la Rai si fonda su un modello societario duale.
Che vuol dire? Non si tratta di inventarsie cose complicate come una Fondazione, ma di adottare una struttura prevista dal nostro ordinamento (oltre che dagli ordinamenti francesi e tedeschi), che in Italia è adottata dalle principali fondazioni bancarie e che può funzionare nel caso di una azienda particolare come la Rai, che è al tempo stesso una Spa, ma anche incaricata del servizio pubblico. Presieduta da un Cda, con al suo interno un presidente, un amministratore delegato e un Collegio Sindacale, la Rai è oggi governata secondo il modello cosiddetto monistico.

Federico Fornaro (Foto ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Come si imposta invece un governo duale? Una governance duale si caratterizza sostanzialmente nel distinguere tra le funzioni di indirizzo e controllo, affidate ad un Consiglio di Sorveglianza, e la gestione dell’azienda, affidato a un Consiglio di amministrazione – detto Consiglio di gestione – che è nominato dal Consiglio di Sorveglianza.

Chi c’è nei due Consigli e cosa fa? Nel nuovo assetto disegnato da Leu, il Consiglio di sorveglianza, dove siedono gli stakeholder, è costituito da 15 componenti. Il presidente è nominato d’intesa tra i Presidenti della Camera e del Senato. Tre membri sono eletti dalla Camera e tre dal Senato e due sono designati dall’Assemblea degli azionisti, di fatto quindi dal Ministro del Tesoro. Questi ultimi non sono dei politici, ma devono avere competenze in materia di controllo societario, oltre che essere un uomo e una donna. Nel team entrano a far parte anche due eletti dai dipendenti Rai (un giornalista e un non giornalista), due indicati dalla Siae (altro azionista della Rai), e due dalla Crui (Conferenza dei Rettori Universitari).

“Individuare gli stakeholder non è semplice”, spiega Fornaro. “Ho pensato alla Siae perché è un soggetto ‘terzo’, garante degli autori e degli editori. Sia la Siae, sia la Crui, devono garantire con le loro scelte di avere alla fine la presenza di una quota di genere”. Il Consiglio di Sorveglianza resta in carica sei anni e nomina il Consiglio di gestione che dura tre anni. I tempi sono sfalsati proprio a rimarcare la distinzione tra i due livelli di responsabilità.

Nello schema duale applicato alla Rai “il Consiglio di Sorveglianza dà gli indirizzi rispetto ai temi di una azienda che fa servizio pubblico e in più fa anche attività di controllo per cui approva il bilancio. Inoltre ha un Comitato di controllo interno, che partecipa alle sedute del Consiglio di gestione”.

Il Consiglio di gestione, nella proposta di Leu, ha tutta una serie di poteri gestionali. Ne fanno parte tre membri: il Presidente assume i poteri anche da consigliere delegato e ha la rappresentanza legale della rai. I tre componenti devono avere un curriculum nella gestione di imprese con fatturato e numero di dipendenti paragonabili a quelli della televisione pubblica.

“In ultima ratio, il senso della mia proposta è di creare un’intercapedine tra la politica e la Rai, per impedire ai partiti di entrare nella vita quotidiana dell’azienda. E’ il Consiglio di Sorveglianza che nomina il Consiglio di Gestione, ma, una volta superato questo passaggio, sono più chiare e definite quali sono le responsabilità dell’indirizzo e del controllo rispetto a quella gestionale. Oggi invece tutto è mescolato e confuso. Per cui abbiamo un Cda a maggioranze variabile, con l’ad che vota la nomina di Tizio con tre consiglieri a favore e due contro, e quella di Caio con tre sì che non sono gli stessi”.
Perché questo non potrebbe succedere col Consiglio di gestione? “Intanto perché il Consiglio di gestione non è nominato dalla politica. La politica c’è ancora, ma questo modello, ritengo, può avere nella suo dna qualche anticorpo in più per contrastare il virus”.
“Questa mia proposta – ci tiene anche a sottolineare Fornaro – è un contributo alla discussione. La riforma della governance Rai è nel programma di Governo, e, siccome anch’io l’ho sottoscritto, faccio la mia parte”. Ma non c’è solo questo. “E’ ora di fare il tagliando alla riforma di Renzi. L’obiettivo era fuori i partiti dalla Rai, ma non mi sembra che il modello monistico con l’ad abbia prodotto quel risultato.
Il modello duale a mio giudizio consente di riuscire meglio a raggiungere l’obiettivo che non è ‘sic e simpliciter’ fuori la politica. Quando parliamo di servizio pubblico, che ci siano rappresentanti di Camera e Senato, quindi alla fine dei partiti, credo sia giusto, però il tema è che la politica deve stare fuori dalla gestione quotidiana della Rai e non decidere anche l’usciere”.

Il disegno di legge targato Leu, di cui qui sotto riportiamo il testo integrale per chi volesse conoscerne i dettagli, non è l’unica proposta di riforma della governance della Rai di questa legislatura. Come è noto il grillino Primo Di Nicola, un anno e mezzo fa, ha depositato un disegno di legge che è quello presentato da Roberto Fico nella vecchia legislatura e si avvicina a un modello di governance all’inglese. “Benvenuto al disegno di legge dell’onorevole Fornaro, dichiara Di Nicola. Il nostro disegno di legge aspetta di essere incardinato nella Commissione Trasporti del Senato e, come ho auspicato nel corso degli ultimi due anni, è necessario che tutti i partiti – a cominciare da quelli della maggioranza – depositino i loro disegni di legge in maniera che poi in Parlamento si possa fare un confronto intorno a questo tema, arrivando a una sintesi condivisa, possibilmente anche con l’opposizione. L’importate è arrivare all’obiettivo di dotare la Rai di una governance indipendente dalla politica e che possa garantirgli i il massimo dell’autonomia con l’obiettivo di spezzare la presa mortale dei partiti sul servizio pubblico”.
Intanto però continua la lottizzazione della Rai, e non si fanno scrupolo neppure i grillini. “Purtroppo. Questo è un sistema che abbiamo ereditato, ribadisce Di Nicola. “L’unica speranza per un servizio pubblico all’altezza della esigenze dei cittadini è di andare oltre, appunto con una ridorma della governance”. “E’ arrivato il momento della verità”.

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