Tensioni Usa-Cina: il procuratore generale Barr contro le big tech e la loro “voglia” di lavorare con Pechino

Non accenna ad allentarsi la tensione tra Stati Uniti e Cina. Dopo le polemiche di natura commerciale – su Huawei – , e sanitaria – per la diffusione del Covid -, a gettare altra benzina sul fuoco è stato il procuratore generale Bill Barr. Attribuendo anche responsabilità alle big tech americane. 

Il politico ha messo in guardia da quella che potrebbe essere la “più importante questione per la nostra nazione e il mondo nel XXI secolo”: le “ambizioni globali” del Partito comunista cinese. In un discorso al museo presidenziale Gerald Ford, Barr ha accusato Pechino di aver “lanciato una campagna militare” incentrata sull’economia con l’obiettivo di “dominare l’economia globale” e “rimpiazzare gli Stati Uniti” come super potenza mondiale.

Il procuratore generale William Barr (Foto Ansa – EPA/MICHAEL REYNOLDS)

“Il Partito comunista cinese – ha spiegato – attraverso i molti tentacoli del governo e della società cinese, ha lanciato una campagna orchestrata per distruggere le nostre istituzioni”. Per raggiungere lo scopo entro il 2025, secondo Barr, Pechino starebbe affidandosi a mezzi illeciti come furto di proprietà intellettuale, cyber pirateria e spionaggio.

Il procuratore generale ha poi puntato il dito sui giganti tech americani, da Apple a Google, da Microsoft a Yahoo, che appaiono tutti “così desiderosi di collaborare con il Partito comunista cinese”. Come esempio, Barr ha citato il caso di Apple che ha rimosso la app di notizie Quartz dallo store online dopo che la Cina ha criticato il modo in cui la app aveva raccontato le proteste a Hong Kong.

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