Calcio e tv. La grande scommessa del presidente Dal Pino e la contrarietà dei club ‘sovranisti’

Non si parla di Recovery Fund o Mes, ma ci sono globalisti e sovranisti anche nel calcio italiano quando ci si addentra nelle questioni economiche più delicate.

Paolo Dal Pino, presidente della Lega di Serie A (Foto ANSA)

In questo momento la partita principale riguarda i fondi di investimento che vogliono entrare nel business dei diritti tv. È la grande scommessa del presidente Paolo Dal Pino che ha attirato l’attenzione di società finanziarie come CVC, Bain Capital, Advent International per citare i primi soggetti che si sono fatti sotto. Entro il 27 luglio i fondi avranno tempo per dettagliare le loro offerte. Poi il 30 luglio toccherà all’assemblea (la prima a Milano nella sede di Via Rosellini dopo quasi cinque mesi di videoconferenze per il Covid-19) pronunciarsi.
È possibile che i club chiedano ulteriori approfondimenti anche perché si pongono problemi di natura legale rispetto alla Legge Melandri di fronte al possibile ingresso di questi fondi nell’azionariato di una new company che fungerebbe da scatola economica della Serie A. La Legge Melandri parla sempre di “organizzatore della competizione” a proposito del soggetto che vende i diritti, dando per scontato che si tratti di un insieme di club calcistici. In questo caso, invece, entrerebbero in gioco grandi fondi internazionali da miliardi di dollari di raccolta.

Ma le perplessità non si fermano qua. Esistono club, in particolare Napoli e Lazio, che non approvano l’ingresso di soggetti esterni nell’azionariato della Lega Serie A. Sarebbe un cambiamento epocale che darebbe potere decisionale a manager esterni, diversi dai presidenti e dai dirigenti dei club. Per questo De Laurentiis propone di realizzare un canale della Lega da 4 milioni di abbonati a 36 euro autonomamente, con fondi o banche nel semplice ruolo di investitori, non di soci. È simile anche la posizione di Lotito che vorrebbe coinvolgere i cinesi di Wanda, dove opera come consulente Marco Bogarelli che ha lasciato Mediapro. Con gli spagnoli, sempre più defilati, invece è rimasto Matteo Mammì.

Sono favorevoli all’ingresso dei fondi con quote di controllo Inter, Juventus, Milan, Fiorentina, Torino, Sassuolo, Bologna. Questi club vedono un’occasione unica di scardinare la gestione assembleare della Lega Serie A che concede troppi poteri di veto e finisce per condannare all’immobilismo su numerose questioni. E ovviamente queste società approvano una positiva iniezione di miliardi di euro nelle casse di Via Rosellini. “I club vogliono creare valore nel lungo termine, vogliamo farlo da soli o vogliamo farlo con una partnership?”, si chiede Dal Pino intervistato dal Financial Times. Evidente che la domanda è retorica. Per il manager milanese il dubbio non si pone. È stato lui a coinvolgere questi fondi negli ultimi mesi. Rivendica il merito di aver portato offerte da almeno 2 miliardi di euro al termine di mesi di crisi nera a causa della pandemia, quasi il doppio rispetto alla cifra dei diritti domestici attuali della Serie A, con prospettive non molto rosee per il prossimo triennio 2021-24.

Ma la partita non è solo economica. È soprattutto politica. Un delicato equilibrio tra miliardi di euro e potere decisionale. Per questo c’è chi preferisce percorrere strade alternative. Dal 30 luglio inizierà la fase cruciale di questa partita.

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