Addio a Cesare Romiti. Riffeser: protagonista anche dell’editoria italiana

E’ morto nella notte Cesare Romiti, Aveva compiuto lo scorso mese di giugno 97 anni. Nato a Roma il 24 giugno del 1923, Romiti è stato uno dei protagonisti della storia industriale italiana del ‘900, con ruoli nelle grandi aziende pubbliche e nel principale gruppo privato, Fiat, dove fu a lungo il braccio destro di Giovanni Agnelli.

Cesare Romiti (Foto ANSA/GIORGIO ONORATI)

Le tappe della sua carriera riassunte in una scheda Agi:
– Dal privato alla galassia Iri
La carriera di Romiti, figlio di un impiegato delle Poste, inizia nel settore privato, dopo la laurea in Scienze economiche e commerciali. I primi 23 anni della sua carriera sono vissuti da manager nel settore chimico, prima alla Bombrini Parodi Delfino e poi alla Snia Viscosa dopo la fusione con la sua ex azienda. Fu proprio quest’operazione straordinaria a portare Romiti a frequentare Mediobanca e a conoscere Enrico Cuccia. Dalla chimica Romiti passò ad occuparsi del settore aereo: nel 1970 fu chiamato dall’Iri in Alitalia, di cui divenne successivamente amministratore delegato.

  • – La carriera in Fiat 
    Lo sbarco a Torino fu pilotato proprio da Cuccia, che lo sponsorizzò in un momento di difficoltà della casa automobilistica, durante gli anni della crisi petrolifera. E sempre dallo storico presidente di Mediobanca arrivò la spinta per il salto di qualità in Fiat: quando, nel 1976, l’avvocato Agnelli volle che Carlo De Benedetti diventasse ad del gruppo, Cuccia insistette perché gli fosse affiancato Romiti, fino ad allora direttore finanziario.

Assieme a loro come ad c’era anche Umberto Agnelli, il fratello dell’Avvocato. La soluzione resse poco: De Benedetti uscì dal gruppo dopo tre mesi, lasciando i poteri a Romiti e Agnelli. Dopo il 1980, sempre su spinta di Cuccia, la gestione operativa del gruppo finì tutta nelle mani del manager romano, che fece una serie di mosse impensabili, compreso il licenziamento di 14 mila dipendenti. Gli scioperi che ne seguirono portarono alla storica marcia dei quarantamila, con i quadri del gruppo che sfilarono per le strade di Torino.
Da lì in poi, assieme a Vittorio Ghidella responsabile del settore auto, guida la Fiat lungo gli anni di maggior successo.

  • – L’addio a Torino e lo sbarco al Corriere
    Dopo esserne diventato presidente in seguito al ritiro dai ruoli ufficiali in azienda dell’Avvocato, Romiti lascerà la Fiat nel 1998, con sulle spalle anche una condanna, condivisa con altri manager, per finanziamento illecito ai partiti, frode fiscale e falso in bilancio. Quest’ultimo capo d’accusa cadde nel 2003.

Uscendo dal gruppo, chiese ad Agnelli di poter acquisire una quota di Gemina e iniziò un’attività imprenditoriale in proprio. Rifiutate due proposte, fra cui una di Silvio Berlusconi, Romiti divenne presidente del Corriere della Sera, carica ricoperta fino al 2004, e fu fra gli azionisti di Impregilo (di cui è pure stato presidente) e degli Aeroporti di Roma.

A lui si deve anche la nascita della Fondazione Italia-Cina, che ha guidato dal 2003 al 2018, quando, a 95 anni, ha ceduto il timone all’imprenditore Alberto Bombassei, patron di Brembo.

Riffeser, protagonista anche dell’editoria italiana
Il Presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti e tutti gli editori italiani ricordano Cesare Romiti, manager e imprenditore, figura di spicco dell’economia e dell’impresa del nostro Paese. “Romiti ha saputo dimostrare, nella sua lunga attività alla guida delle più importanti realtà economiche del nostro Paese, che la fermezza dei principi unita al rispetto di tutti sono elementi necessari per una sana gestione dell’impresa. Gli editori – sottolinea Riffeser – lo ricordano come Presidente della Rcs e componente degli organi direttivi della Fieg, sempre partecipe e presente nella vita dell’associazione”.
“Romiti – conclude Riffeser – è stato un protagonista della recente storia del nostro Paese, attento non solo agli aspetti gestionali e manageriali, ma con lo sguardo rivolto verso il progresso e il futuro. Ha rappresentato un esempio per generazioni di manager e imprenditori del nostro Paese per il suo essere, in modo originale, un appassionato della vita dell’impresa, che amava la carta stampata e l’informazione”.

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