Serie A: il 9 settembre club al voto sulle offerte dei fondi. In corsa le cordate di Cvc e Bain

Il 9 settembre sarà una giornata decisiva per il futuro della Serie A. I 20 club, riuniti nell’assemblea di Lega, dovranno decidere se dare il via libera a una delle offerte dei fondi internazionali arrivate alla sede di Via Rosellini la scorsa settimana per entrare nel business dei diritti tv del nostro campionato.

Sono state formalizzate sei proposte. Ma solo due hanno davvero i requisiti per essere esaminate dalle società. La cordata formata da Cvc, Advent e Fsi e quella composta da Bain Capital e Renaissance Partners. Le altre quattro offerte – Apollo, Fortress, Blackstone e Sixth Street Partners – non saranno prese in considerazione perché mirano a finanziare la Serie A più che a collaborare allo sviluppo dell’affare principale per il calcio moderno, la vendita dei diritti tv.

Donald Mackenzie e Rolly van Rappard, i due co chair e co founder di Cvc

Cvc,Advent e Fsi – forti dell’esperienza di Cvc nella Formula 1 per un decennio, dal 2006 al 2017 – e Bain-Renaissance invece intendono entrare con il 10% nella futura media company della Lega garantendo investimenti annuali elevatissimi. Bain e Renaissance mettono sul piatto un minimo sicuro di 1,5 miliardi a stagione (attualmente la Lega Serie A ricava 1.4 miliardi all’anno dai diritti tv); Cvc, Advent e Fsi una somma leggermente superiore, ma con una formula più articolata. In caso di superamento di queste quote dopo la vendita dei diritti tv, Lega e fondi parteciperanno agli utili secondo proporzioni stabilite.
A dimostrazione dell’interesse nella partita, in un mese, dal primo giro di fine luglio, i fondi hanno aumentato le cifre delle prime offerte: Bain da 1,4 miliardi, adesso con Renaissance è salita a 1,5, Cvc aveva promesso 1,3, ora in cordata con Advent e Fsi ha aggiunto più di 200 milioni.

Per i vertici della Serie A è un affare da cogliere al volo soprattutto in questo momento di incertezza economica provocata dalla pandemia. Invece non tutti i club la pensano così. Perché? Cosa può spingere qualche presidente a tentennare di fronte a questi investimenti miliardari? Il solito timore di perdere potere decisionale? Nella media company della Lega, che sarà creata in caso di via libera in assemblea, i manager del fondo vincente avranno il 50% di peso decisionale, in misura pari ai club. L’amministratore delegato sarà scelto dai fondi, il presidente dalla Lega. In parallelo continueranno a operare gli organi della Lega – assemblea, consiglio, ad e presidente – ma avranno voce in capitolo soprattutto sulla componente sportiva. Mentre la media company si occuperà di diritti tv e dell’ area commerciale (con una forma di raccordo da studiare con gli organi della Lega attuale).

Di fronte a questa riforma storica per il calcio italiano, i presidenti più attivi sul fronte politico hanno paura di finire fuori gioco. Non a caso, tra i più ostili a questa riforma, c’è il proprietario della Lazio, Claudio Lotito, king-maker dell’ultimo decennio del calcio italiano, e i suoi fedelissimi. A luglio su questo fronte c’era anche Aurelio De Laurentiis che avrebbe preferito una Lega più autonoma per realizzare il suo canale. Ma, secondo le ultime indiscrezioni, il presidente del Napoli avrebbe abbandonato questi piani e si sarebbe avvicinato ai club favorevoli ai fondi, cioè quasi tutte le grandi: Juventus, Inter, Milan e Roma.

Claudio Lotito (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

La marcia di avvicinamento dei fondi internazionali è stata favorita soprattutto dal presidente della Lega, Paolo Dal Pino, in carica da gennaio, convinto che affidandosi a uno di questi colossi finanziari globali, la Serie A avrebbe anche un vantaggio di penetrazione internazionale: la rete di uffici del gruppo vincente diventerebbe un presidio utile per promuovere il nostro campionato in tantissimi paesi esteri. Accelerando il processo di presenza capillare sul territorio che la Lega stava intraprendendo per accorciare il divario con Liga e Premier League. Per ora sono quattro le sedi di rappresentanza che la Serie A aveva intenzione di aprire fuori dai confini italiani: New York, Londra, Doha e Shanghai. Al di là dei tempi necessari e della necessità di ampliare l’organico con nuove assunzioni da parte della Lega per portare a termine questo progetto, la collaborazione con un fondo internazionale aumenterebbe a dismisura la presenza all’estero.

Paolo Dal Pino, presidente della Lega di Serie A (Foto ANSA)

Il risultato della discussione del 9 settembre non è per nulla scontato. Servono 14 voti favorevoli su 20 per approvare questo cambio epocale per il governo del nostro calcio. Lazard, advisor finanziario scelto dalla Lega per l’operazione, in questi giorni spiegherà a ognuno dei 20 club i dettagli delle due offerte. Ma la partita non è solo economica.

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