Rete Unica: i progetti italiani sotto la lente Ue. Aiuti di Stato, monopolio, tariffe e regole i punti critici

Non solo in Italia. Anche a Bruxelles seguono con grande attenzione il dossier sulla rete unica che con la nascita di FiberCop di Tim e AccesCo di Cdp ha cominciato a prendere forma. E alla fine sarà proprio la Commissione europea a doversi esprimere sull’operazione, nella quale non mancano profili di rischio che potrebbero portare quanto meno all’imposizione di significative modifiche ai piani.

Aiuti di Stato, monopolio, tariffe e regole sulle telecomunicazioni. Questi, scrive Repubblica, sono gli aspetti che saranno verificati alla luce delle regole europee da parte delle direzioni generali che lavorano per la vicepresidente dell’esecutivo comunitario e capo dell’Antitrust Ue, Margrethe Vestager, e per il commissario Mercato interno, Thierry Breton.

Margrethe Vestager e Thierry Breton (Foto Ansa – EPA/OLIVIER HOSLET)

Al momento la Commissione non ha ancora aperto formalmente il dossier, ma a nessuno sfugge che il giudizio europeo sarà decisivo per la riuscita dell’operazione sulla rete unica. Un primo profilo di rischio, sul quale si concentreranno gli esperti Ue è rappresentato dal capitale pubblico e dagli asset che saranno conferiti alla nuova società: per garantirne la legalità, l’operazione sarà esaminata sotto il profilo delle norme sugli aiuti di Stato anche alla luce della presenza della Cdp, che dovrà dimostrare di operare secondo una logica di mercato. Altrimenti l’intervento potrebbe essere giudicato come sussidio pubblico illegale in favore di Tim.

A destare preoccupazione a Bruxelles anche il ritorno di un monopolio, ovvero di una rete unica mentre l’Europa ha scelto la via della competizione infrastrutturale, ovvero della presenza di più reti. L’Italia sarebbe l’unico Paese europeo nel quale la fibra verrebbe affidata ad una sola società monopolista. Nel mondo questa strada è stata battuta solo da Singapore e Qatar, dove la rete è però interamente pubblica, senza la presenza di aziende private. Nel caso italiano invece ci sarebbe un forte ruolo dell’ex monopolista, ovvero di Tim. Un’azienda verticalmente integrata, presente nella rete ma anche nel servizio ai clienti mentre nel Continente si predilige la via del venditore all’ingrosso, cioè di compagnie che gestiscono le reti e ne offrono l’accesso a pari condizioni a tutti gli operatori al dettaglio.

Luigi Gubitosi e Fabrizio Palermo (foto Ansa)

Anche se nel palazzo della Commissione europea le bocche restano cucite a Bruxelles c’è già chi immagina l’imposizione di rimedi per superare questi profili di rischio. Non si esclude una modifica della governance con il ridimensionamento di Tim all’interno della newco proprio per evitare il controllo della nuova società monopolista da parte di un ex monopolista privato e presente in tutti i segmenti del mercato. Che in caso contrario potrebbe subire una distorsione. Non a caso entro il 21 dicembre anche in Italia dovrà essere trasposto nell’ordinamento nazionale il nuovo Codice europeo delle comunicazioni
elettroniche che prevede appunto il modello del wholesale only, ovvero dell’operatore all’ingrosso che gestisce la rete senza contatti con i clienti finali. Un provvedimento ideato proprio per evitare conflitti di interesse tra gestore della rete e operatori al dettaglio.

Anche le tariffe applicate dalla rete unica finiranno sotto la lente di Bruxelles, con l’obiettivo di evitare che l’assenza di concorrenza sul mercato porti ad un aumento dei prezzi per il consumatore finale.
Infine sarà esaminato il capitolo switch off: l’Europa chiede che le reti di rame vengano disattivate in tempi rapidi per passare alla fibra. Il rame però è proprietà di Telecom, che con la sua dismissione subirebbe un forte impatto sul proprio bilancio, già indebitato e a quel punto a rischio di una ulteriore svalutazione. Dunque Bruxelles chiederà garanzie sul fatto che il proprietario della rete di rame, al contempo nella società della fibra, non rallenti lo sviluppo della nuova infrastruttura p er salvaguardare quella vecchia.

Insomma, quando si apriranno formalmente i contatti tra governo e Commissione europea non mancheranno i punti di attrito, anche se in questo momento è presto per prevedere l’esito finale dell’esame di Bruxelles, che oltre a essere tecnico finirà per essere influenzato anche dagli aspetti politici dell’operazione.

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