L’Economia Circolare opportunità per un’Europa più competitiva. Uno studio di Fondazione Enel e The European House-Ambrosetti racconta perchè

In una Villa d’Este un po’ sotto tono rispetto alle precedenti edizioni del Forum Ambrosetti, a causa delle dure regole di protezione per il Covid, si è tenuta, com’è ormai tradizione, la presentazione ai giornalisti di un poderoso studio realizzato da Fondazione Enel e da The European House – Ambrosetti, in collaborazione con Enel e Enel X, quest’anno dedicato all’Economia Circolare in Europa.

Circular Europe. Come gestire con successo la transizione da un mondo lineare a uno circolare’, il titolo del lavoro, è stato realizzato attraverso un innovativo modello di analisi – il Circular Economy Scoreboard – che considera tutte le macro-dimensioni del fenomeno: utilizzo di input sostenibili, fine vita, estensione della vita utile di prodotti/servizi e aumento dell’intensità di utilizzo, prendendo in esame 27 Paesi dell’Unione Europea e Regno Unito per arrivare ad analizzare i benefici economici, sociali e ambientali associati alla transizione verso un modello di sviluppo circolare nell’Unione Europea con particolare attenzione a Italia, Romania e Spagna, dove il Gruppo Enel è presente.

Valerio De Molli (Foto ANSA/Marco Ottico)

Il recente Green Deal europeo e il relativo Circular Economy Action Plan, adottato a marzo 2020 dalla Commissione Europea, hanno stabilito obiettivi nuovi e più ambiziosi per l’Europa in relazione alla transizione verso questo tipo di modello. Tuttavia, nei Paesi dell’Unione, lo sviluppo è tutt’altro che omogeneo. Ad oggi, molti Paesi europei (tra i quali l’Italia) non hanno ancora una roadmap strategica nazionale, che riconosca nell’Economia Circolare un fattore determinante.
Per questo motivo, la valutazione dello stato dell’arte in Europa è uno degli obiettivi fondamentali della ricerca che rivela dati interessanti su “come nell’Unione Europea, l’Economia Circolare è correlata a 300-380 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo, 90-110 miliardi di euro di investimenti e fino a 2,5 milioni di posti di lavoro nel 2018”.

Presenti in sala c’erano Valerio De Molli, managing partner e ceo di The European House – Ambrosetti, che ha presentato la ricerca, e il neo presidente dell’Enel Michele Crisostomo, che l’ha commentata, mentre collegati in video conferenza c’erano Francesco Starace, ceo e general manager di Enel e Francesco Venturini, ceo di Enel X, due abituè dell’appuntamento di Cernobbio, convinti committenti degli studi realizzati da Ambrosetti.

L’analisi del “grado di circolarità” è stata integrata con una survey che ha interpellato 300 business leader europei sulla necessità di intervenire a vantaggio di modelli circolari all’interno delle loro aziende. “Il 95% del campione considera l’Economia Circolare una scelta strategica per la propria azienda: è soprattutto uno strumento per conquistare un vantaggio competitivo in termini di diversificazione, ampliamento del mercato e riduzione dei costi”, sottolinea lo studio. “Tuttavia, la maggior parte dei business leader europei ritiene che il proprio Paese non sia pronto per affrontare la sfida; l’incertezza circa la creazione di valore (43,6% delle risposte) e la mancanza di competenze (35,9%) sono le due risposte più frequenti circa i fattori ostativi per lo sviluppo dell’Economia Circolare in Europa”.
Percezioni che corrispondono ai risultati del Circular Economy Scoreboard, che utilizza una metodologia multilivello per fornire un’immagine esaustiva del grado di circolarità di ogni Paese. Contiene 23 metriche quantitative raffrontabili e 10 indicatori principali per i 27 Paesi dell’Unione e per il Regno Unito, con particolare focus su Italia, Spagna e Romania. Italia e Spagna dimostrano un livello di sviluppo medio-alto, mentre la Romania si colloca agli ultimi posti della classifica.

Per misurare la performance nel corso del tempo, il Circular Economy Scoreboard è stato analizzato lungo un arco temporale di 5 anni. La Romania ha mostrato un miglioramento elevato nel corso dell’ultimo quinquennio, la Spagna un progresso intermedio, mentre l’Italia si è mossa più lentamente nella transizione verso un modello circolare.
“Puntare allo sviluppo di un’Economia Circolare rappresenta una straordinaria opportunità per rendere l’Europa più competitiva, modernizzandone l’economia, rivitalizzando l’industria e creando al contempo occupazione attraverso una crescita sostenibile e duratura” è la convinzione di Francesco Starace. “La crescente penetrazione delle fonti rinnovabili, unitamente al maggiore ricorso al vettore elettrico nei consumi finali, è in grado di amplificare le opportunità derivanti dall’Economia Circolare e rappresenta il modo più efficiente per decarbonizzare l’economia e la società in cui viviamo”, ha sottolineato il ceo di Enel, sempre coerente al suo mantra sul controllo delle emissioni.

Gli ha fatto eco Francesco Venturini, ceo di Enel X, la società del gruppo che guida la trasformazione dell’energia utilizzando nuove tecnologie, a partire dall’automotive, sostenendo che “L’adozione su larga scala dell’Economia Circolare richiede uno sforzo coordinato, volto a re-immaginare e riconfigurare, in ottica circolare, molti se non addirittura tutti gli schemi produttivi e i modelli di business; come sta accadendo attraverso la riprogettazione e la proposizione di un nuovo modello del sistema energetico, con il graduale abbandono dei combustibili fossili a favore delle rinnovabili e dell’elettricità come vettore per la completa decarbonizzazione di tutti i settori”. Secondo Venturini “la poca chiarezza su cosa significa essere circolari e, di conseguenza, l’assenza di strumenti adeguati a misurare e monitorare l’Economia Circolare erano due dei principali ostacoli alla transizione circolare. Questo studio permette di muoversi verso una visione e una strategia chiara, con obiettivi misurabili, strumenti di cui l’Europa e tutte le aziende necessitano per porsi al centro non solo della transizione energetica, ma anche del passaggio da un modello di sviluppo lineare ad uno circolare”.
Più politica l’opinione del presidente Michele Crisostomo: “Questa ricerca indica come poter tradurre in scelte politiche, anche a livello europeo, queste tematiche e come queste possono innervare il sistema economico del continente nella prospettiva della crescita”, ha detto. “Da questo punto di vista, questo studio è una sorta di fonte di energia rinnovabile che permette di continuare nella tradizione di lavorare su tematiche di largo respiro per essere propulsori di riforme”.

Michele Crisostomo, presidente Enel

Lo studio evidenzia come l’Economia Circolare, oltre a essere vantaggiosa in termini economici, generi contemporaneamente importanti benefici ambientali come spiega il comunicato di presentazione. “Tra i diversi effetti positivi, si evidenzia che il passaggio da materiali primari a secondari consenta di ridurre notevolmente le emissioni di gas serra (GHG): considerando 4 materiali (ferro, alluminio, zinco e piombo), la riduzione media delle emissioni di GHG per kg di materiale prodotto è pari al 73,5%. Inoltre, un aumento della penetrazione delle fonti rinnovabili nella produzione energetica di un punto percentuale riduce le GHG fino a 72,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente in Europa e 6,3 in Italia (~50% delle emissioni annuali di gas serra nel Comune di Roma)”.

Cosa fare per promuovere l’Economia Circolare? Anche se i vantaggi sono molti, il passaggio dal modello di sviluppo lineare a quello circolare fa i conti con alcune criticità. In quest’ottica, il Rapporto suggerisce 10 aree di intervento, con specifiche azioni di policy: “definire per gli Stati membri dell’Unione Europea delle Strategie nazionali per uno sviluppo economico circolare; ridefinire la governance dell’Economia Circolare per supportare una transizione a 360° in tutti i settori; fare leva sulla legislazione per promuovere la transizione circolare; creare condizioni di competitività rispetto alle soluzioni non circolari; utilizzare la finanza come una leva per promuovere la Ricerca e Sviluppo e le buone pratiche in ambito di Economia Circolare; affrontare la mancanza di una definizione chiara e di metriche omogenee ed esaustive; trasformare i modelli di business che generano rifiuti in modelli circolari; promuovere misure trasversali e di coordinamento per tutti i settori interessati dalla transizione verso l’Economia Circolare; fare leva sull’Economia Circolare per ripensare le città e gli spazi urbani; promuovere la cultura e la consapevolezza circa i vantaggi derivanti dall’Economia Circolare”.

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