I talent show? “Operazioni incomprensibili”, dice Renato Zero. “Facile accesso alla musica dal web crea confusione”

“I talent show sono operazioni quasi incomprensibili secondo me. Anche quando mettiamo in essere un’accademia come voleva essere Fonopoli, che era un’operazione troppo intelligente che non ci hanno fatto fare perché guai se gli italiani diventano troppo colti”. Così Renato Zero ripreso da Agi su una domanda sui talent show che si moltiplicano sulla tv italiana.

Renato Zero (foto Ansa)

“Oggi c’è una folla di ragazzi, giovani, che con poca spesa si mettono in rete e fanno sfoggio delle loro canzoni. Noi, invece, vivevamo la carboneria e dovevamo usare lo scantinato ovattato per non fare rumore. Quel modo di fare pratica ci dava modo di arrivare di fronte alla telecamera o a un microfono con la consapevolezza di avere ottenuto quella maturità per poter acceder a quel mondo. La facilità di ingresso di oggi, invece, crea confusione. E chi non viene da uno studio meticoloso della musica corre dei rischi”. In conferenza su zoom Renato Zero presenta il suo ultimo disco che arriva a pochi giorni dai suoi 70 anni (li compirà 30 settembre) e parla dei nuovi musicisti molti dei quali nati (e spesso morti) sul web.
“Dico ai ragazzi di non avere fretta di bruciarsi – continua Zero – se vi esponete e non suscitate nulla, dovrete poi aspettare molto prima di avere un’altra opportunità. Una cosa comunque è certa: non si può fare da soli la musica dentro una stanza avendo come unico interlocutore un computer… diventa un soliloquio”.
In quanto ai colleghi che durante il lockdown non hanno pensato alla musica, Renato Zero spiega che “non tutti reagiscono allo stesso modo di fronte a un evento come la pandemia. Qualche artista ha speso questo tempo a riflettere su come fare musica – aggiunge – ma non mi sento di imputare nessuna negazione ai colleghi che non hanno voluto impegnarsi. Devo dire che un certo cambiamento lo ha dettato questa chiusura e noi siamo stati chiamati a fare il punto con questa situazione”.

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