Carlo Cracco ambasciatore per la candidatura all’Unesco della tradizione culinaria italiana

Ritratto in copertina dall’artista Maurizio Cattelan con un tuorlo d’uovo (simbolo delle sue ricette più celebri) a coprire il naso, lo chef Carlo Cracco è il quarto direttore ospite della Cucina Italiana all’interno della campagna lanciata da Condé Nast per promuovere la candidatura all’Unesco della tradizione culinaria italiana come patrimonio immateriale dell’umanità.

Per il numero che sarà in edicola il 3 ottobre, Cracco ha ideato e preparato nella cucina della Scuola del mensile venti ricette, ognuna ispirata a una regione italiana. “Facili e realizzabili a casa”, assicura la direttrice della Cucina Italiana, Maddalena Fossati Dondero, durante la presentazione del numero. “Ho cercato nella semplicità quel tocco che dà qualcosa in più rispetto a una normale ricetta”, spiega Cracco.

Ad assaggiare e giudicare il menu che Cracco offre nel suo ristorante in Galleria a Milano è stato chiamato un critico d’eccezione, il cantante Achille Lauro: “Un confronto utile e molto intrigante”, racconta lo chef.

Un lungo servizio è dedicato alla storia della dieta mediterranea, che nel novembre di dieci anni fa ha ottenuto dall’Unesco il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità.
“Anche la tradizione culinaria italiana è un patrimonio culturale, una cucina che si basa su un territorio con mille peculiarità che vanno sfruttate, partendo dalla terra per arrivare al piatto”, ha sottolineato Cracco a sostegno della campagna per la candidatura all’Unesco.

A fare il punto sul complesso percorso della candidatura – iniziato a luglio e che si concluderà a dicembre dopo sei numeri del mensile firmati da altrettanti chef italiani di gran fama – sono stati Angelo Boscarino e Silvia Sassone dell’agenzia Bia, che sta affiancando Condé Nast nella costruzione della campagna.
“La cosa più difficile è stata definire il perimetro della candidatura”, hanno spiegato. “Abbiamo individuato la traccia nella biodiversità culturale della nostra cucina, che non significa solo ingredienti e sapori del territorio, ma anche il grande sapere racchiuso nelle tecniche di lavorazione. Ed è un percorso che stiamo facendo coinvolgendo tutte le realtà nazionali”.

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