Da Armando Testa a Wpp. Ecco le principali sigle della grande gara Ice da 41 milioni per la promozione del ‘made in Italy’

Oltre 40 milioni messi in palio da Ice, per campagne e consulenze advertising che integrino creatività e media e tutto un vasto bouquet di specializzazioni. La prossima verifica, con l’apertura della prima busta – per sapere quanti e quali saranno, alla fine, i partecipanti destinati ad andare fino in fondo nel pitch più atteso di questa fase della stagione – è in agenda per mezzogiorno del 12 ottobre.

Come prima cosa, cioè, si determinerà chi tra i pretendenti è coerente con i severi parametri patrimoniali e formali da produrre. Le offerte economiche e le risposte di tipo tecnico, verranno vagliate dopo. E sarà una commissione ancora da definire che dovrà esaminare nel merito le varie proposte. Dopo alcune settimane dovrebbe arrivare l’esito finale, compendio dei risultati delle varie graduatorie (le tabelle e i parametri sono noti e condivisi dai partecipanti).

Una grande sfida nazionale – Ha certamente un forte valore simbolico e politico la gara indetta da Ice per promuovere l’immagine del nostro Paese nel globo ed il made in Italy più in particolare. Il progetto è teso a sostenere le esportazioni italiane e l’internazionalizzazione del sistema economico nazionale ferito dall’emergenza del Covid-19. Il valore dell’appalto è, come detto, di 41milioni di euro Iva esclusa. Un budget importante, specie considerati i tempi; e così da quando se ne è cominciato a parlare, nel pieno dell’emergenza corona virus, la prova si è configurata come una sorta di Coppa del Mondo della pubblicità nazionale.

Il Presidente ICE (l’Agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane) Carlo Maria Ferro (Foto ANSA / CIRO FUSCO)

Tantissime realtà interessate, tutti i big schierati e in fibrillazione, qualcuno saltando le ferie estive per competere con più chanches. Le cose però mese dopo mese sono un po’ mutate: è migliorata strada facendo l’immagine globale del nostro Paese ferito per primo dalla pandemia; si sono nel tempo sfilati alcuni dei potenziali competitor. Ci sono ancora in gara – quando scriviamo, a stare alle verifiche condotte – molti tra i big dell’adv internazionale, qualcuno dei giganti della consulenza tech, tanti specialisti aggregati ai gruppi più forti, in modo da garantire solidità patrimoniale, serietà, visione, ma anche il mix giusto di italianità e orientamento internazionale. In ballo c’è la comunicazione in 26 Paesi, alcuni importanti extra Ue, e non è semplice mobilitare il genere di competenze e coperture che servono. Con un vincolo strategico del media che rende le cose ancora più delicate nel Vecchio Continente: perché il 50% delle pianificazioni deve chiamare necessariamente in causa i brand della carta stampata (ma – a quanto pare – comprese anche le loro extension digitali) in ossequio alla normativa vigente in questi casi. I tempi sono stati fin qui serratissimi. Ad agosto è arrivato il bando, hanno risposto in tanti e sono numerose le entità (gruppi, ati, ed vari tipi di associazioni di imprese) che hanno messo a punto compagini con i requisiti in linea con il capitolato e vanno quindi ora alla ulteriore verifica.

In ballo – quando scriviamo, secondo le informazioni disponibili – ci sono, tra le altre, le squadre di Armando Testa (con Media Italia e Local Planet per la parte media), Pomilio & Blumm, Omnicom (con BBDO, OMG e la struttura delle RP interna nella task force), Wpp (con alleate le agenzie esterne Doing, Start Up Italia e Hdrà), Dentsu Italia con Deloitte. Hanno rinunciato strada facendo alla contesa Publicis e Havas; non vi sono mai entrate, a quanto pare, dopo qualche tentennamento Accenture Interactive e IPG. Chi vincerà, non c’è dubbio, si aggiudicherà un ‘premio’ che peserà molto di più del valore puramente economico del budget.

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