Per avere successo sui social non occorre postare una marea di contenuti, serve qualità. Lo rivela uno studio Primaonline-Sensemakers

I giornalisti più popolari sui social sono quelli che ci passano più tempo, pubblicando una marea di contenuti? Una tabella basata sui dati di Sensemakers risponde a questa domanda.

Tempo fa il direttore di Libero, Pietro Senaldi, rispondendo ad Andrea Scanzi che lo sfotteva per il suo scarso seguito sui social, osservava: “Lui posta venti volte al giorno, ovviamente sui temi che fanno tendenza, io una ogni due settimane. Non mi spiego perché mi tenga come punto di riferimento malgrado facciamo due lavori diversi: io dirigo un quotidiano; lui, più furbamente, soltanto se stesso”.

Questo pepato scambio di battute ci ha suggerito di verificare se i giornalisti più commentati e condivisi sui social siano davvero quelli che sono più attivi su Facebook, Twitter, Instagram e YouTube. In altre parole se il numero delle interazioni è direttamente proporzionale al numero dei contenuti pubblicati. La risposta la fornisce questa tabella, basati sui dati di settembre di Sensemakers/Shareablee.

Come si vede i due giornalisti in testa alla classifica per numero di interazioni (like e dislike, commenti e condivisioni su tutti e quattro i social considerati) sono anche quelli che hanno il più elevato numero di interazioni per contenuto pubblicato: Andrea Scanzi ne ha pubblicati 264 ottenendo una media di 25mila interazioni per contenuto; Lorenzo Tosa ne ha pubblicati 108, meno della metà, ottenendo la stessa media di interazioni. Enrico Mentana, con 359 contenuti, il triplo di Tosa, ha ottenuto un quarto delle interazioni medie del collaboratore di TPI, poco più di 5mila. I 398 contenuti di Nicola Porro (il quadruplo di quelli di Tosa) gli hanno procurato un sesto delle interazioni medie.

Ancora più significativo il caso di due giornalisti sportivi come Gianluca Di Marzio e Alfredo Pedullà, molto prolifici sui social: hanno pubblicato rispettivamente 3.373 e 3.722 contenuti, più di cento al giorno, ottenendo un numero molto inferiore di interazioni medie rispetto a Scanzi e Tosa (434 e 237). Opposto il caso di un altro giornalista sportivo, Guido Meda, che con soli dieci post pubblicati in settembre ha ottenuto ben 163mila interazioni, in media 16mila per contenuto, quasi ai livelli di Scanzi e Tosa.

Un discorso analogo si può fare sui video (ultime tre colonne della tabella). Ancora una volta è Scanzi ad avere il record di visualizzazioni per video pubblicato su Facebook e Youtube: 385mila in media per ognuno dei suoi 37 video. Porro che ha pubblicato quasi lo stesso numero di video (36) ha ottenuto meno della meta delle views (150mila). I 21 video di Marco Travaglio hanno ottenuto 90mila visualizzazioni medie, un quarto di quelle di Scanzi. Saverio Tommasi ha pubblicato solo due video nel mese, ma ognuno di essi è stato visto più di 70mila volte. Alfonso Signorini ne ha pubblicati dieci volte tanto, ottenendo però solo 36mila visualizzazioni, 1.800 in media a video.

La conclusione che si può trarre è che per essere al centro delle discussioni online (nel bene e nel male) bisogna essere presenti in modo assiduo sui social, però non è la quantità dei contenuti pubblicati che determina il successo, ma piuttosto la qualità, il tipo di argomenti e il modo in cui sono trattati.

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