Contratto Uspi-Cisal scatena scontro tra Unione e Fnsi. Lorusso: operazione avventurista. Vetere: no, copre vuoti contrattuali

L’annuncio sabato scorso della sigla del contratto Uspi-Cisal – destinato ai grafici editoriali e agli addetti della comunicazione, ma che prevede anche figure redazionaliè piombato come un sasso nello stagno nel panorama dell’editoria, la cui crisi che si protrae da anni trova nei costi e nei tipi di contratto che regolano i rapporti con i giornalisti uno dei suoi temi centrali. La notizia della sigla del protocollo di intesa tra il presidente dell’Uspi (Unione stampa periodica italiana), Francesco Saverio Vetere e il segretario generale della Cisal, il più grande tra i sindacati autonomi, Francesco Cavallaro ha mosso le acque e sparigliato le carte soprattutto nel settore sindacale, che vedeva da circa un anno Uspi e Fnsi impegnate in un lento confronto sul contratto da loro siglato nel maggio del 2018 e disdetto dalla Federazione della stampa un anno dopo. Un contratto nato con l’obiettivo di far emergere dall’ombra del lavoro non regolamentato soprattutto i giornalisti delle testate minori e dell’online, offredo nel contempo agli editori condizioni meno gravose sotto il profilo contributivo e dei costi in generale. Una difficile interlocuzione, quella tra Lorusso e Vetere, che faceva i conti anche con forti dissidi interni alla Federazione della stampa nell’applicazione di un contratto che di fatto – nelle ragioni dei contrari – divide e indebolisce la categoria e che aveva deluso sotto il profilo del numero delle adesioni. Senza contare il fronte Fieg, da cui giungevano forti pressioni per lo scontento legato alla disparità di trattamento, soprattutto per quanto riguarda alcune testate online le cui dimensioni hanno superato i confini di nicchia e il fatto che la federazione degli editori da anni tenta di rivedere gli accordi con la Fnsi, per un taglio generalizzato dei costi.

Raffaele Lorusso e Francesco Saverio Vetere

In questo quadro giunge dunque l’annuncio di un nuovo contratto, che anche se indirettamente, tocca nel vivo i motivi del contendere, soprattutto da parte di Fnsi che nell’ipotesi di un rinnovo chiedeva maggiori riconoscimenti economici per i giornalisti, ma evidentemente non solo. Secondo i calcoli di fonte Uspi il nuovo contratto con Cisal costa agli editori 15mila euro all’anno in meno rispetto al contratto Fieg, contro i 25mila euro in meno del contratto Uspi-Fnsi, con condizioni migliori per i giornalisti, sia sul fronte economico che deontologico. Per Fnsi una mossa evidentemente inaspettata, che sembra buttare all’aria il tavolo (insieme allo stop immediato al patto di alleanza con Cisal), come deciso ieri dalla giunta in coordinamento con la consulta delle Associazioni regionali di stampa , che ha anche dato mandato ai suoi avvocati di “verificare che il contratto sottoscritto da Uspi e Cisal sia conforme alle previsioni di legge, alla correttezza dei rapporti sindacali e soprattutto non arrechi pregiudizio ai giornalisti e, in tal caso, attivi ogni azione necessaria a garantire il rispetto delle regole”.. Una posizione confermata dall’irritazione che il segretario generale Lorusso non cela. “Il contratto Uspi-Cisal? Siamo nella stessa situazione dei raiders. Si tratta di uno scempio anti-sindacale sottoscritto con un sindacato di comodo che non rappresenta i giornalisti e che finirá per penalizzare gli editori che volessero adottarlo, imponendo costi previdenziali molto alti. E’ un’operazione avventurista” dichiara tranchant a Prima comunicazione.

“Lorusso sbaglia – replica il presidente Vetere parlando con il cronista – il contratto con Cisal colma un vuoto contrattuale. A cominciare dal settore dei grafici editoriali, che si è arricchito nel tempo di nuove figure, specie dopo l’avvio dell’online. E che comprendendo anche figure giornalistiche non rappresenta certo una novità. Basti pensare al contratto Frt (Federazione radio-televisioni) o a quello Confapi-Cgil-Cisl-Uil: sono contratti grafici con figure redazionali. Quello siglato con Cisal non incide insomma sul contratto Uspi-Fnsi”.

Le cose non sono però cosí semplici. A imprimere un’accelerazione all’intesa di Uspi con Cisal ha contribuito senz’altro il provvedimento dell’Inpgi, arrivato in piena estate, che dichiarando “cessato” il contratto Uspi-Fnsi, riporta le condizioni previdenziali degli aderenti a quelle del contratto principale, cioè Fieg-Fnsi. Un’altra e inaspettata tegola per l’editoria minore, già duramente messa alla prova dalla crisi legata alla pandemia. Una vera “stranezza”, secondo Vetere, che non manca di sottolineare come si tratti di una iniziativa lontana dalla prassi.

Ma un ruolo significativo avrà giocato anche la richiesta, formulata dalla Fnsi all’Uspi in sede di contrattazione, di escludere dall’applicazione del nuovo contratto gli associati maggiori (quelli nell’online) dell’Unione. “Una richiesta che abbiamo accolto, ma davanti alla quale dovevamo comunque dare risposta ai nostri iscritti – afferma Vetere -. Senza contare il fatto che Fnsi che ci offriva un accordo provvisorio fino al 30 novembre 2020 e poi un nuovo contratto che non risolveva il pregresso sotto il profilo previdenziale”.

“Uspi non ha risolto un bel nulla in questo modo, almeno per quanto riguarda il côté giornalistico – incalza Lorusso -. Ha invece giocato su piú tavoli e per questo i rapporti sono da considerarsi cessati. Resta ferma invece la nostra volontà di tutelare i colleghi dei siti on line e delle realtà locali, e siamo pronti a confrontarci con altre associazioni, che abbiano come prima regola quella dell’affidabilità”.

Un punto su cui il presidente dell’Uspi non ci sta. “Io piuttosto definirei inaffidabile la Fnsi, che ha siglato con noi un contratto nel 2018 per poi disdirlo nel 2019 – afferma -. Che in un anno, dalla disdetta, non ha trovato modo e tempo per una concreta trattativa per la revisione ed il rinnovo, a cui noi non ci siamo mai tirati indietro, lasciando nell’incertezza il settore. Lorusso poi dimentica che i nostri grandi editori che hanno applicato il contratto Uspi-Fnsi lo hanno fatto previa autorizzazione di una commissione paritetica appositamente creata e che delibera all’unanimità”. Complessivamente sono state 16 le autorizzazioni concesse, aggiunge.

Ma tant’è. Lorusso ribadisce che “la cessazione di ogni confronto con Uspi”, Vetere replica che “le trattative noi non le abbiamo mai rotte e per me non lo sono neppure adesso. Sono pronto a riprenderle anche domani”. Vedremo come andrà a finire.

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