Barachini su Auditel-Censis: Rai deve valorizzare patrimonio culturale e identitario del Paese e contribuire a formare pensiero critico degli italiani

Ecco l’intervento di Alberto Barachini presidente della Commissione di Vigilanza Rai, sulla presentazione del rapporto  Auditel-Censis di ieri:

Alberto Barachini

Cercare di definire una nuova “normalità digitale” risulta complesso, se non impossibile, perché la trasformazione digitale è, per sua stessa natura, un processo in continua evoluzione, che segue il mutamento della società, del mercato e delle esigenze degli utilizzatori e la creazione di nuovi bisogni. Un movimento continuo e costante, estremamente fluido, che nei suoi passaggi tende a trasformarsi e sciogliersi in qualcosa di astratto, artificiale, immateriale.
Gli esperti di media sono soliti dire che “non puoi rimettere il genio nella bottiglia”, ma se vogliamo esercitare realmente un ruolo politico e una coscienza digitale dobbiamo piuttosto riflettere su quali sono i desideri migliori da esprimere al “genio digitale” e i confini normativi da tracciare.
Il rapporto Auditel-Censis fa emergere che 3,5 milioni di famiglie italiane non hanno accesso a internet e quindi alle attività online e l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) 2020 della Commissione europea vede Italia in 25° posizione su 28 Stati membri dell’UE.
Mentre gli Over the Top innovano la loro costantemente la loro offerta e sottraggono risorse agli operatori tradizionali, il servizio pubblico soffre una crisi strutturale.
Per difendere la sua autorevolezza e il suo ruolo ritengo che la Rai dovrebbe, in primo luogo, valorizzare il patrimonio storico, culturale, identitario del nostro Paese, il racconto di una realtà complessa e profonda, soprattutto con produzioni proprie.
Altro fondamentale intervento per il servizio pubblico è quello della formazione e del contributo alla coscienza digitale e al pensiero critico degli italiani. Ripartire da un “umanesimo digitale” e ribaltare la piramide rovesciata della conoscenza tecnologica sono missioni complesse ma necessarie.
La Commissione di Vigilanza è intervenuta, prima e anche durante la pandemia, dando delle indicazioni alla Rai su temi importanti, quali, in particolare, la necessità di una comunicazione che sia contraddistinta dal massimo rigore, correttezza ed affidabilità e declinata senza enfasi o drammatizzazioni, nonché l’urgenza della lotta alle fake news e del ripristino dell’intermediazione giornalistica, e l’attenzione verso le fasce più deboli e vulnerabili della popolazione.
Tornando alla formazione, la nostra Commissione ha approvato la risoluzione “La Rai fa scuola” per rafforzare e rendere organici e strutturali
contenuti didattici e formativi, pensati d’intesa con il Ministero dell’istruzione, a supporto della programmazione scolastica, tramite un canale dedicato e la piattaforma Rai Play.
Una missione che va nella direzione tracciata da un gigante del nostro tempo Sergio Zavoli che diceva: “La tv può cambiare in meglio il mondo, facciamo che non si limiti solo a rappresentarlo. E tanto meno a distorcerne anche una sola delle sue facce”.

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