Big Tech, dal Parlamento Ue regole più severe per il Digital Services Act. Contrari gli editori: no restrizioni su adv online

Regole più severe per il digitale, tra cui l’obbligo per le grandi piattaforme di allinearsi agli standard Ue, maggiore tutela della concorrenza e un meccanismo vincolante per contrastare la diffusione dei contenuti illegali sul web. Sono alcune delle principali richieste approvate dal Parlamento Ue a larga maggioranza contenute in due distinte relazioni di iniziativa legislativa e una non legislativa per orientare la Commissione Ue nella stesura del suo Digital Services Act (Dsa), atteso a dicembre.

“Tutti i fornitori di servizi digitali stabiliti in paesi terzi devono aderire alle regole” europee quando la loro attività è rivolta “anche a utenti in Ue”, hanno sostenuto gli eurodeputati, secondo cui serve un giro di vite sui contenuti illegali online, con la creazione per esempio di un meccanismo vincolante di notifica e organismi nazionali per i risarcimenti. “Le piattaforme non dovrebbero utilizzare forme di controllo ex ante dei contenuti”, hanno stabilito i deputati.

Europarlamento (foto Ansa – EPA/FRED MARVAUX)

Internet deve poi essere più sicuro per i consumatori: “il principio ‘ciò che è illegale offline è illegale anche online’, così come la protezione dei consumatori e la sicurezza degli utenti, dovrebbero rappresentare i ‘principi guida’ del Dsa”, ha sottolineato il Pe. E’ inoltre necessario “rendere gli utenti meno dipendenti dagli algoritmi” per quanto riguarda ad esempio le pubblicità mirate.

Il documento sul Digital Services Act approvato dal Parlamento Ue “propone nuove restrizioni alla pubblicità online che sarebbero dannose per i settori finanziati dalle inserzioni pubblicitarie, come la stampa e i media”. E’ stato il commento con cui in una nota congiunta le associazioni che rappresentano gli editori dei giornali a livello Ue – Emma, Enpa e Epc – insieme alle organizzazioni europee di marketing e pubblicità – Fedma, Egta, Zaw – hanno accolto il voto dell’Eurocamera.
“Piuttosto che un divieto generalizzato e sconsiderato della pubblicità personalizzata – si legge nella nota – occorre una legislazione equilibrata che tuteli sia i diritti fondamentali che la protezione dei cittadini e una concorrenza alla pari nel mondo digitale”.

Secondo gli editori le norme dovrebbero intervenire sul processo dei dati e il monopolio dei ricavi pubblicitari da parte delle grandi piattaforme online. “Il finanziamento del settore della stampa e dei media si basa sui ricavi derivanti dalla pubblicità online. La pubblicità è una fonte di reddito essenziale per gli editori online e permette loro di offrire contenuti gratuitamente o a prezzi molto convenienti” hanno chiosato gli editori.

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