Claudio Longhi, ecco la ‘direzione’ che prenderà il Piccolo Teatro

A cosa serve il teatro? E’ la domanda cui è chiamato a rispondere Claudio Longhi, dal 19 ottobre direttore del Piccolo.

Se la pone lui stesso nella prima uscita pubblica – inevitabilmente via Zoom – in cui, preparandosi al 1° dicembre, data di entrata in funzione ufficiale, traccia linee programmatiche e strade da percorrere.
Sono stati mesi di vacanza e di polemiche su chi dovesse essere il successore di Sergio Escobar, dimissionario dal 31 luglio, settimane di convocazioni fallite per contrapposizioni all’interno del cda presieduto da Salvatore Carrubba che doveva nominare il successore al ruolo che fu di Giorgio Strehler, poi di Luca Ronconi ed Escobar.
L’accordo è stato infine raggiunto sul nome di Longhi, che in un primo tempo aveva declinato: 54 anni, bolognese, a lungo collaboratore di Ronconi, attuale direttore di Emilia Romagna Teatro.

Presentandosi alla stampa, il direttore ha disegnato un Piccolo che sempre più si realizzi come “quel servizio pubblico che è all’origine della sua vocazione”. E che guardi naturalmente anche al futuro.
Passando per un presente di difficile gestione, dove la pandemia costringe ad anticipare gli orari degli spettacoli, per rispettare il coprifuoco milanese, e limita per ragioni sanitarie gli accessi alle sale.

“Il Covid ci ha fatto toccare con mano quanto ormai siamo un villaggio globale, ma anche il nostro essere qui-e-ora”, dice Longhi. Immersi in una dimensione al tempo stesso globale e privata, nel teatro i cittadini possono ritrovare un senso della comunità perduto. Dove per comunità il direttore intende dalla famiglia all’Europa, con grande attenzione alle prospettive internazionali. Senza dimenticare – come ribadisce in più momenti, quasi a sedare i malumori emersi negli ultimi tempi – tutti i dipendenti del Piccolo Teatro.
E con un’attenzione speciale per i ragazzi e per la loro “fragilità”, di cui il teatro si può fare in parte carico (anche perché nelle scuole l’educazione artistica e tanto più quella teatrale sono assenti).

 

Claudio Longhi

Guardare al futuro significa pensare al 2021 in cui si celebrerà – il 14 agosto – il centenario della nascita di Strehler, vuol dire ipotizzare l’eventualità di un grande festival del teatro europeo.
Ma prima di tutto indica una strada da seguire senza indugi. Quando il Covid non sarà più un pericolo, “non possiamo ipotizzare un ritorno alla vita pre 23 febbraio, perché quel modello di crescita abbiamo visto che non funziona più, e il rapporto dell’uomo con l’ambiente e con la natura si è profondamente modificato”, osserva Longhi.
Per questo, tratteggia un “teatro Green“. Dove per Green intende pragmaticamente la diminuzione della produzione cartacea per comunicati e pratiche amministrative, ma anche un ragionamento sulla sostenibilità delle tournée che muovono persone e apparecchi scenici.
Il teatro resterà comunque un’esperienza da vivere in presenza. Infatti, anche l’attenzione che il neo direttore pone al mondo digitale non riguarda tanto gli spettacoli filmati e messi su piattaforme, quanto una riflessione su come le nuove tecnologie possano “alimentare il pensiero teatrale”. Anche a questo serve il teatro: a muovere pensiero.

 

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