Il libro di Prima – Mario Rosso parla delle origini della sua famiglia e del suo romanzo ‘Sembrava ancora di giocare’

73 anni, nato a Roma da genitori sardi, Mario Rosso si trasferisce a Torino dove si laurea in Filosofia teoretica. Entra come manager nel Gruppo Fiat, poi nel Gruppo La Rinascente , quindi diviene senior vice president della New Holland con sede a Londra, con esperienze internazionali dalla Cina al Messico, dalla Turchia all’India. Rientrato in Italia, torna in Fiat e poi in Telecom Italia, Ansa, Tiscali, Almaviva.
Con ‘Sembrava ancora di giocare’ (ed. Clichy, pagg. 248, euro 18) il manager si mette alla prova come romanziere, affrontando ricordi familiari e antiche memorie.

“Cimentarsi con i propri ricordi, soprattutto con le radici familiari è un esercizio che nasconde molte insidie come quella di essere  troppo autoreferenziale. Ma proprio a conclusione della mia carriera lavorativa ho sentito il bisogno di riscoprire la storia e le memorie antiche di famiglia, per capire come valori ed esperienze della giovinezza hanno contribuito alla mia crescita come manager, e uomo. E mentre frugavo nel cassetto dei ricordi, mi convincevo che era diventato un dovere dare voce e far emergere dall’oblio  una cultura riservata e  taciturna, vite e storie  e persone autentiche e profondamente umane, spesso umili ma sempre di grande significato. Anche perchè alla fine ho imparato più dagli sconfitti e sofferenti che non dai felici e contenti.

‘Sembrava ancor di giocare’ è un romanzo di vita lungo quasi un secolo. In trentasette brevi capitoli racconto  un’esistenza, quella di mio padre e della mia famiglia.  Inizio dalle inestirpabili radici di una Sardegna arcaica, austera e metto in campo  antiche vicende di fierezze, sofferenze, dignità. Poi il riscatto del dopoguerra,  la morale del dovere, la scalata orgogliosa alla modernità industriale del Nord, dopo il trasferimento nella Torino industriale. Il tumulto della crescita economica e sociale, la terra promessa, dove ogni esistenza è una forza che resiste alla cancellazione. Fino alla soglia del benessere, forse del successo. In conclusione  cerco di affrontare serenamente il bilancio della nostra  storia, e il senso e il valore della vita”.

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