Appello di Franceschini alle tv per dare spazio a cultura: aiuto al settore anche sperimentando nuove produzioni

“In un momento così difficile il ruolo delle emittenti televisive può essere determinante per sostenere il mondo della cultura e dello spettacolo, già duramente colpito dalla prima fase della pandemia”. A scriverlo il Ministro per i beni e le attività culturali, Dario Franceschini, in una lettera inviata ai vertici dei principali network tv pubblici e privati per chiedere maggior spazio nei palinsesti a teatro, musica, danza e cinema.

“La televisione, prosegue il Ministro nella sua missiva, può esercitare la propria vocazione di fondamentale industria culturale del Paese, contribuendo a mantenere vivo il legame del pubblico con quello straordinario insieme di talenti e professionalità che incarna la musica, la prosa, l’opera, la danza, il cinema e molte altre forme espressive e creative”.

Dario Franceschini (Foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

“L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando ha imposto scelte dolorose, che suscitano comprensibilmente amarezza e frustrazione, dopo che la riapertura di questi mesi ha dimostrato quanto sia preziosa, coinvolgente e insostituibile la partecipazione dal vivo a spettacoli e manifestazioni culturali”, scrive ancora Franceschini nel giorno in cui diventano operative le nuove restrizioni introdotte dal Dpcm del 25 ottobre, che hanno imposto la chiusura di cinema e teatri.
“Nel ricordare con fiducia che quegli spazi di condivisione torneremo a viverli, dobbiamo però ora affrontare il presente e responsabilmente impegnarci per contenere il contagio ed evitare ulteriori rischi per la salute, il sistema sanitario e la vita di ciascuno di noi”.

“Allo stesso tempo la cultura è il tessuto connettivo di una società, genera benessere e rete di comunità, ed e` essenziale che pubblico e operatori possano continuare ad animarla e produrla in questo tempo attraversato da inquietudine e smarrimento. Non dobbiamo spegnere la domanda di contenuti culturali. Per questo, scrive Franceschini, rivolgo un appello, affinché le emittenti diano ampio spazio a teatro, musica, danza e cinema, non solo attingendo dal giacimento delle repliche, ma anche immaginando e sperimentando nuove produzioni e nuove iniziative”.
Tutto questo “affinché, conclude, la cultura possa continuare a raggiungere più persone possibili”.

La lettera alle tv non è l’unico mezzo che Franceschini ha usato per parlare della situazione difficile con cui il settore della cultura e dello spettacolo si trova a fare i conti. Il ministro infatti è intervenuto con un video su Facebook, rispondendo alle critiche, spiegando i motivi che hanno portato alle chiusure e assicurando il suo impegno “perché lo stop sia il più breve possibile”.

“Dipenderà certo dall’andamento epidemiologico, ma questo è il mio impegno”, ribadisce, confermando anche l’attenzione e la tutela per “i lavoratori dello spettacolo, ad aiutare le imprese come abbiamo fatto in questi mesi in cui abbiamo stanziato 1 miliardo e 200 milioni per cinema e spettacolo dal vivo. Certo non basta, dovremo fare di più risarcire subito chi ha avuto danni e chi ha dovuto chiudere. Ma adesso è fondamentale rimanere uniti”.

In merito alla richiesta avanzata alle tv di trasmettere spettacoli, Franceschini ricorda che da mesi, “stiamo lavorando ad una piattaforma della cultura italiana che potrà offrire in streaming la possibilità di seguire uno spettacolo a chi non ha la possibilità di andare in un teatro. Tutto questo senza pensare di sostituire le sale, solo per integrare nel momento dell’emergenza. Se in una emergenza come questa il paese si divide i problemi diventano più grandi, dobbiamo restare uniti”.

Infine un appello ai protagonisti del mondo della cultura . “A voi personalità della cultura che avete una grande influenza sull’opinione pubblica e una grande capacità chiedo davvero di dare un contributo alla coesione sociale, ne abbiamo grande bisogno”, aggiunge. “Se il paese si divide i problemi diventano più grandi, ricostruiamo quel clima di coesione sociale di cui c’e bisogno, verrà il tempo dei bilanci e delle critiche, ma oggi di fronte ai rischi per la salute non è il tempo”.


 

 

 

 

 

 

 

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