‘Very Nice!’, il Kazakistan si fa bello grazie a Borat e a una campagna pubblicitaria

A lezione di pubblicità dal Kazakistan. Ossia: come trasformare un contenuto negativo in un messaggio positivo. Tutto merito di Borat (e di un americano).In ‘Borat 2’ (titolo completo del sequel, programmato su Amazon Prime: ‘Seguito di film cinema: consegna di portentosa bustarella a regime americano per beneficio di fu gloriosa nazione di Kazakhstan’), il sedicente giornalista kazako interpretato da Sacha Baron Cohen torna negli Stati Uniti per fare da tramite fra il suo governo e ‘McDonald’  Trump.
E contrariamente a quanto avvenuto con il precedente, che 14 anni fa scatenò le ire – e relativi annunci indispettiti sui giornali americani, oltre a minacce di denunce al comico britannico – dell’ex repubblica sovietica messa alla berlina, stavolta l’ente del turismo sceglie di approfittare della situazione.

Del film in questi giorni si parla molto, soprattutto per le scene di un Rudy Giuliani disponibile a farsi sedurre dalla figlia quindicenne del protagonista. Il Kazakistan allora ne approfitta e anziché la censura sforna una campagna pubblicitaria di manifesti e spot, che si appropriano del tormentone di Borat “Very Nice!” e ne ribaltano l’intento ironico.
“Very Nice!” diventano così la cultura del Paese, il suo cibo, i suoi cittadini… Mentre a inizio film Borat, tornato nel suo villaggio, filma fango e squallore, oltre al porcile in cui vive la figlia (sorte inevitabile a tutte le femmine locali, prima che il matrimonio permetta loro di evadere… in una gabbia), la pubblicità presenta location idilliache, scorci agresti, una popolazione educata e accogliente.
Bisogna però anche dire che l’idea arriva sì dal Kazakistan, ma contiene anche un pizzico di ‘americanità’. L’autore è infatti il californiano Dennis Keen, che alla Stratford University aveva studiato con un professore kazako, e che adesso si è trasferito ad Almaty, la città più popolosa dell’ex repubblica sovietica, dove fa la guida turistica.

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