Usa: i ceo di Facebook, Twitter e Google testimoniano in Senato

Gli amministratori delegati delle più grandi società di social media hanno testimoniato oggi davanti al Comitato del Commercio del Senato degli Stati Uniti nel corso di un’audizione volta a esaminare il ruolo che tali piattaforme giocano nel moderare il dibattito politico.

A comparire in video conferenza di fronte al comitato, a meno di una settimana di distanza dalle elezioni presidenziali – sono stati, nel dettaglio, Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, Jack Dorsey, A.D. di Twitter e Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet.

Il Senatore Roger Wicker, presidente del comitato, ha aperto la seduta accusando le società di aver censurato delle opinioni conservatrici e condannando quelle che a suo avviso sono le conseguenze indesiderate dalla Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, una legge che attribuisce alle società di internet un’ampia immunità dalla responsabilità legale per i contenuti generati dagli utenti e una significativa libertà di controllo su ciò che appare o non appare sulle loro piattaforme.

Nelle tre foto (Ansa): Mark Zuckerberg, Jack Dorsey e Sundar Pichai

Questo “scudo” – continua il Senatore – ha quindi protetto tali società da “potenziali azioni legali disastrose”, dando loro al contempo anche la capacità di controllare, reprimere e persino censurare i contenuti in qualsiasi modo previsto dai loro standard”. “È arrivato il momento di porre fine a tali libertà”, ha sottolineato Wicker.

Da parte loro, gli amministratori delegati di Facebook e Twitter hanno replicato sostenendo che il loro obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra il garantire il diritto della libertà di parola degli utenti e assicurare la sicurezza pubblica.

Zuckerberg ha avuto inizialmente delle difficoltà tecniche a collegarsi all’udienza, costringendo Wicker a chiedere una breve pausa. Una volta ristabilita la connessione, il fondatore di Facebook ha spiegato che il dibattito sulla Sezione 230 indica che “l’attuale status quo non è accettabile per i membri di entrambi i partiti”.

“Credo che il Congresso dovrebbe aggiornare la legge per garantire che funzioni come previsto”, ha precisato Zuckerberg, aggiungendo: “abbiamo bisogno di un processo più responsabile che le persone ritengano legittimo e che attribuisca sicurezza alle piattaforme”.

Jack Dorsey, il Ceo di Twitter, si è detto disponibile a una richiesta di maggiore trasparenza sulle pratiche aziendali, un cambiamento chiesto anche dall’amministrazione Trump.

L’amministratore delegato ha messo in guardia tuttavia contro i cambiamenti che potrebbero imporre degli oneri sulle società tecnologiche più piccole. “Non dobbiamo rafforzare ulteriormente le aziende più grandi”, ha riferito, accennando alle dimensioni relativamente piccole di Twitter rispetto a Facebook.

Anche Sundar Pichai non si è detto contrario alla possibilità di un cambiamento, sebbene abbia avvertito sugli effetti collaterali che questo potrebbe comportare. “Vorrei esortare il Comitato a pensare attentamente alle eventuali modifiche della Sezione 230 e a prendere in considerazione le conseguenze che questi cambiamenti potrebbero avere sulle aziende e i consumatori”.

Il Ceo di Google e YouTube ha anche respinto le accuse relative alla polarizzazione dei contenuti: “Lasciate che sia chiaro, noi lavoriamo senza alcun pregiudizio politico. Punto. Fare altrimenti sarebbe contrario sia agli interessi dell’azienda che alla nostra mission”.

Con il proseguire dell’udienza, i democratici dovrebbero porre delle domande relative ad altri argomenti, come la diffusione di informazioni false sui social media e gli sforzi compiuti dalle piattaforme per contenerle.

È probabile che i repubblicani si concentrino sul recente blocco della pubblicazione dell’articolo del New York Post sul candidato democratico Joe Biden e il figlio Hunter Biden da parte di Facebook e Twitter.

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