Copyright, primo via libera del Senato a recepimento direttiva Ue. Ora ddl passa a Camera

Il Senato ha dato il via libera (con 134 voti favorevoli, 64 contrari e 31 astenuti) al ddl di delegazione europea, che recepisce ben 33 diverse direttive comunitarie in vari campi e che all’art.9 si occupa di copyright. Si tratta del primo passo dell’iter del provvedimento, che passa ora all’esame della Camera. Per quanto riguarda il diritto d’autore, l’art.9 del disegno di legge recepisce di fatto la legge Ue sul copyright approvata il 6 giugno 2019, che ha fissato in due anni (quindi entro giugno 2021) il tempo concesso ai Paesi membri per assorbire le sue disposizioni nelle legislazioni nazionali.

L’art.9 è stato approvato senza modifiche rispetto al testo depositato, che recepisce appieno la posizione Ue nella sua direttiva. Una posizione “frutto di un compromesso politico, di equilibrio” anche con le forze politiche che erano state molto critiche rispetto al testo europeo – come il M5S, oggi forza di maggioranza – spiega il relatore del provvedimento, senatore Gianni Pittella (Pd). “Poi si vedrà con i decreti attuativi della legge come sarà l’applicazione pratica” aggiunge. Segno che sarà quella la sede per mettere a punto eventuali aggiustamenti.
Accolti anche 3 ordini del giorno espressione della commissione (G9.100, G9.101, G9.102). In particolare l’ultimo impegna il governo “a valutare l’opportunità di prevedere che non possa considerarsi breve, ai sensi dell’articolo 15 della direttiva, un estratto suscettibile di qualsiasi fruizione economica autonoma, al fine di evitare che tale riferimento consenta utilizzi e pubblicazioni di opere con modalità che si pongano in concorrenza con l’uso legittimo dell’opera originale”. Tra le altre materie trattate dal disegno di legge figurano anche lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’energia elettrica, le pratiche commerciali sleali nella filiera agricola e alimentare, il codice europeo delle comunicazioni elettroniche in vista dello sviluppo delle nuove reti 5G, l’agenzia per la cybersicurezza, le nuove misure sulle banche.

L’aula di Palazzo Madama ( foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Cosa prevede l’art.9 della legge di delegazione europea relativo al copyright
(Princìpi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva (UE) 2019/790, sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale e che modifica le direttive 96/9/CE e 2001/29/CE)

1. Nell’esercizio della delega per l’attuazione della direttiva (UE) 2019/790, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, il Governo osserva, oltre ai princìpi e criteri direttivi generali di cui all’articolo 32 della legge n. 234 del 2012, anche i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:

a) applicare la definizione di « istituti di tutela del patrimonio culturale », nell’accezione più ampia possibile, al fine di favorire l’accesso ai beni ivi custoditi;
b) disciplinare le eccezioni o limitazioni ai fini dell’estrazione di testo e dati di cui all’articolo 3 della direttiva (UE) 2019/790, garantendo adeguati livelli di sicurezza delle reti e delle banche dati nonché definire l’accesso legale e i requisiti dei soggetti coinvolti;
c) esercitare l’opzione di cui all’articolo 5, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2019/790, che consente di escludere o limitare l’applicazione dell’eccezione o limitazione di cui al paragrafo 1 del medesimo articolo, per determinati utilizzi o tipi di opere o altri materiali;
d) stabilire le procedure che permettono ai titolari dei diritti che non abbiano autorizzato gli organismi di gestione collettiva a rappresentarli di escludere le loro opere o altri materiali dal meccanismo di concessione delle licenze di cui all’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2019/790 o dall’applicazione dell’eccezione o limitazione di cui al paragrafo 2 del medesimo articolo;
e) esercitare l’opzione di cui all’articolo 8, paragrafo 5, della direttiva (UE) 2019/790, che consente di stabilire requisiti specifici per determinare se un’opera e altri materiali possano essere considerati fuori commercio;
f) individuare la disciplina applicabile nel caso l’opera, oltre ad essere fuori commercio ai sensi dell’articolo 8 della direttiva (UE) 2019/790, sia anche « orfana » e quindi soggetta alle disposizioni della direttiva 2012/28/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012;
g) prevedere, ai sensi dell’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2019/790, ulteriori misure di pubblicità a favore dei titolari dei diritti oltre quelle previste dal paragrafo 1 del medesimo articolo;
h) prevedere, ai sensi dell’articolo 15 della direttiva (UE) 2019/790, che nel caso di utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione trovino adeguata tutela i diritti degli editori, tenendo in debita considerazione i diritti degli autori di tali pubblicazioni;
i) definire il concetto di « estratti molto brevi » in modo da non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni;
l) definire la quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l’utilizzo delle pubblicazioni di carattere giornalistico di cui all’articolo 15, paragrafo 5, della direttiva (UE) 2019/790, destinata agli autori, tenendo in particolare considerazione i diritti di questi ultimi;
m) definire la quota del compenso di cui all’articolo 16 della direttiva (UE) 2019/ 790 spettante agli editori nel caso l’opera sia utilizzata in virtù di un’eccezione o di una limitazione, tenuti in debito conto i diritti degli autori;
n) definire le attività di cui all’articolo 17, paragrafo 4, della direttiva (UE) 2019/790, con particolare riferimento al livello di diligenza richiesto al fine di ritenere integrato il criterio dei « massimi sforzi », nel rispetto del principio di ragionevolezza;
o) individuare la disciplina relativa ai reclami e ai ricorsi di cui all’articolo 17, paragrafo 9, della direttiva (UE) 2019/790, ivi compreso l’organismo preposto alla gestione delle rispettive procedure;
p) stabilire le modalità e i criteri del meccanismo di adeguamento contrattuale previsto in mancanza di un accordo di contrattazione collettiva applicabile, di cui all’articolo 20 della direttiva (UE) 2019/790;
q) stabilire le modalità e i criteri, anche variabili in base ai diversi settori e al genere di opera, per l’esercizio del diritto di revoca di cui all’articolo 22 della direttiva (UE) 2019/790.

Cosa dispone la direttiva pubblicata in Gazzetta Ue il 17 giugno 2019.
Eccezioni al copyright –
La direttiva riguarda principalmente le piattaforme on line il cui scopo è quello di immagazzinare, organizzare e promuovere “a scopo di lucro” una grande quantità di opere protette dal diritto d’autore caricate dai suoi utenti. Questo esclude dall´applicazione delle nuove regole del copyright non solo “gli utilizzi privati o non commerciali delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di singoli utilizzatori”, ma anche il caricamento di contenuti su enciclopedie on line senza fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, i siti di incontri, eBay e numerosi altri tipi di piattaforme.

I diritti d’autore non si applicano inoltre ai collegamenti ipertestuali (quindi nessuna ‘tax link’ come a lungo paventato dai detrattori), nè alla condivisione di singole parole o estratti “molto brevi” di pubblicazioni giornalistiche, che potranno essere pubblicati liberamente. Ciò significa che frammenti di articoli di cronaca, i cosiddetti “snippet” potranno essere condivisi senza violare il copyright. Potranno essere caricati liberamente dagli utenti anche contenuti satirici, critici o parodistici, citazioni e recensioni. Quindi via libera ai meme, sorta di vignette online, e alle animazioni satiriche in formato Gif. Non si applica il diritto d’autore anche in caso di ricerca e ricerca scientifica o per estrazioni e riproduzioni da parte di istituti di tutela di patrimonio culturale, o per uso didattico (a patto che questo avvenga non per scopi commerciali).

Licenze e remunerazione autori – La direttiva introduce un nuovo diritto per gli editori di giornali. L’art.15 stabilisce che sono questi ultimi a detenere i diritti per l’utilizzo on line delle pubblicazioni di carattere giornalistico e che siano gli stessi editori a dover sottoscrivere accordi di licenza con le piattaforme e remunerare gli autori in misura “proporzionale ed adeguata” a quanto ricevuto per l’utilizzo delle loro pubblicazioni. Gli Stati membri devono provvedere che questo accada attraverso accordi bilaterali tra editori e aziende digitali o accordi di contrattazione collettiva, con l’adeguamento della normativa, laddove sia necessario. Ma c’è di più. In mancanza di un accordo di contrattazione collettiva, qualora la remunerazione inizialmente concordata si rivelasse “sproporzionalmente bassa rispetto a tutti i proventi originati in un secondo tempo dallo sfruttamento delle loro opere o esecuzioni” (art.20) gli autori, gli artisti o i loro rappresentanti hanno il diritto di “rivendicare una remunerazione ulteriore, adeguata ed equa” da parte di chi sfrutta contrattualmente i diritti. I diritti d’autore si estinguono due anni dopo la pubblicazione di un articolo giornalistico (il termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione del contenuto giornalistico).

In realtà già oggi è previsto che le piattaforme siglino contratti di licenza (con relativa remunerazione) per l’utilizzo dei contenuti che generano i loro guadagni. Ma si tratta di un passo ampiamente disatteso (con remunerazioni su base volontaria e in misura spesso assai limitata), visto che le stesse non sono in alcun modo responsabili dei contenuti che ospitano.

Responsabilità piattaforme e piattaforme interessate – Ecco che la nuova direttiva “incoraggia” la prassi virtuosa, prevedendo che le piattaforme di condivisione di contenuti online diventino direttamente e giuridicamente responsabili, qualora i rispettivi siti web ospitino opere i cui diritti di licenza non siano stati adeguatamente pagati. Le piattaforme sono insomma responsabili dei contenuti pubblicati e caricati dagli utenti, devono ottenere una licenza per le opere protette dal diritto d’autore caricate dagli utenti e devono effettuare un atto di comunicazione al pubblico quando danno accesso a materiale protetto dal diritto d’autore o ad altri contenuti caricati dagli utenti. La responsabilità può venire meno (meccanismo di mitigazione) se le piattaforme dimostrano di aver compiuto i massimi sforzi per ottenere le autorizzazioni (licenze), o comunque aver agito “tempestivamente” per disabilitare l’accesso agli utenti indisciplinati o impedirne l’attività in futuro. Su richiesta dei titolari dei diritti le piattaforme dovranno fornire informazioni sull’uso dei contenuti coperti da accordi di licenza e in caso di licenze sull’utilizzo dei contenuti oggetto di accordo. Per sapere esattamente quali piattaforme saranno tenute a conformarsi alla direttiva, l’art.17 prevede che la Commissione Ue, in cooperazione con gli Stati membri, elabori degli “orientamenti” sulle modalità di applicazione e per discutere le “migliori prassi” per la cooperazione tra piattaforme on line e titolari di diritti, in particolare per quanto riguarda il caso in cui manchi un accordo di licenza.

Limiti start up e piccole imprese – I termini della responsabilità sono esclusi o previsti in misura limitata per le start up e le imprese con dimensioni ridotte (società con fatturato inferiore ai 10 milioni o meno di tre anni di attività alle spalle e una soglia di 5 milioni di utenti mensili).

Obbligo monitoraggio – L’applicazione delle norme sulla responsabilità non comporta alcun “obbligo” di sorveglianza e monitoraggio da parte delle piattaforme sui contenuti caricati. Ma è verosimile che le nuove norme diffonderanno l’installazione di filtri sui contenuti caricati (‘upload filter’), peraltro già ora ampiamente impiegati dalle grandi società. Da qui l’accusa dei critici della direttiva che paventano costi alti, lunghi tempi di attesa e rischio oscurare, se non censurare, contenuti anche legittimi, favorendo i grossi fornitori di contenuti a scapito dei piccoli.

Meccanismo di reclami e ricorso – Le piattaforme hanno invece l’obbligo di istituire meccanismi di reclamo e ricorso celere ed efficace, disponibili agli utenti in caso di controversie sulla disabilitazione dell’accesso, rimozione di opere o altri materiali caricati. I reclami dovranno essere trattati “senza indebiti ritardi” e le verifiche dovranno essere fatte da personale in carne ed ossa (“umano”) e non utilizzando algoritmi. Dovranno essere istituiti meccanismi di ricorso per la soluzione di controversie. Gli utenti dovranno potersi rivolgere a un tribunale o altra autorità competente in tema di diritto d’autore.

Obbligo trasparenza – Gli autori e gli artisti dovranno ricevere regolarmente (almeno una volta l’anno) informazioni dettagliate sul modo in cui i soggetti con cui hanno stipulato accordi di licenza o ai quali hanno trasferito i propri diritti utilizzano le loro opere, tutti i proventi generati e la remunerazione dovuta. Potranno così negoziare con maggiore facilità i contratti futuri e ricevere una quota più equa dei proventi generati. Gli Stati membri possono prevedere che nei casi in cui tale obbligo amministrativo sia “sproporzionato” rispetto ai proventi generati dallo sfruttamento dell’opera, questo si limiti al “livello di informazioni ragionevolmente prevedibili in tali casi”. Per quanto riguarda l’obbligo di trasparenza la direttiva concede alle società 36 mesi di tempo dall’entrata in vigore per mettersi in regola, ovvero entro la metà del 2022.

Gianni Pittella, vice presidente del gruppo del Pd e relatore del ddl – “Stamane si è concluso positivamente in Senato l’iter della Legge di delegazione europea, quel provvedimento che contiene 33 diverse direttive europee che incidono in settori fondamentali per la vita dei cittadini e per il futuro del Paese, come energia, ambiente, telecomunicazioni, concorrenza, politiche commerciali e agricoltura.Di questo provvedimento ho avuto l’onore di essere relatore di maggioranza e l’esame del corpus di norme in Commissione ha consentito a tutti i senatori presenti di ascoltare le ragioni delle categorie sociali, produttive e professionali interessate del provvedimento.Il tema più sensibile, per interessi coinvolti, è stato quello del diritto d’autore.Abbiamo inteso certificare un grande passo in avanti nel rapporto tra le piattaforme digitali e gli autori di contenuti, prevedendo finalmente compensi per artisti, giornalisti e produttori di cultura, il cui lavoro sovente è aperto alla libera fruizione su piattaforme digitali senza corrispettivo.Remunerare chi produce libri, notizie e musica, contenuti oggi presi liberamente online, è un dovere ler tutti e un alimento per il sistema culturale del Paese.Ci auguriamo che la Camera dei Deputati, entro la fine dell’anno, possa completare il procedimento legislativo, rendendo l’Italia dopo la Francia il primo paese europeo ad avere norme moderne su tanti settori strategici”. Così il senatore Gianni Pittella, vice presidente del gruppo del Pd, commenta l’approvazione in Senato del ddl di delega europea di cui era relatore.

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