Giornalisti: nel 2020 più di 30 reporter uccisi per la loro professione. Rsf: serve rappresentante all’Onu

Cade oggi, 2 novembre, la ‘Giornata Internazionale per la fine dell’impunità per i crimini perpetrati contro i giornalisti’, indetta dall’Onu nel 2013 in memoria dell’omicidio di due giornalisti francesi uccisi nel Mali nello stesso anno.

Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che negli ultimi quattordici anni quasi 1.200 giornalisti sono stati uccisi per aver riferito le notizie e portato informazioni al pubblico. E in nove casi su dieci gli assassini sono rimasti impuniti.

Guardando nello specifico agli ultimi mesi, sottolinea l’Ong Reporters sans frontières, i dati parlano di 32 giornalisti e collaboratori di stampa che sono stati assassinati dall’inizio dell’anno nell’esercizio del loro mestiere, un numero in calo rispetto al 2019 a causa della crisi sanitaria, ma che resta comunque “preoccupante”. Nel 2019, erano stati infatti 49 i giornalisti uccisi nel mondo, un numero in netto calo rispetto all’anno precedente.

Da qui l’appello della Ong al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché venga creato un posto di “rappresentante speciale per la sicurezza dei giornalisti”.

Per tenere accesa l’attenzione sul tema, in Italia la Rai ha scelto di proiettare ulla facciata della sede di viale Mazzini, a Roma, i nomi di 77 tra giornaliste e giornalisti caduti nella quotidiana battaglia per un’informazione completa e veritiera, dalle 17.30 di domenica 1 novembre e fino alla mattina del 3 novembre. Oltre a ricordare le vittime italiane, sui vetri di viale Mazzini scorreranno anche i nomi delle giornaliste e dei giornalisti uccisi in Europa: 27 solo negli ultimi 5 anni.

La facciata del palazzo Rai di Viale Mazzini

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