Usa 2020: problemi per Fb nel bloccare le fake news. L’accusa del WaPost: più indulgente con bufale pro Trump

Negli ultimi mesi della campagna elettorale americana, Facebook è stata più indulgente nel sanzionare le fake news pubblicate reiteratamente dai sostenitori di Donald Trump, applicando in modo più blando le proprie regole per il timore di essere accusata di pregiudizi contro i conservatori. Lo scrive il Washington Post citando documenti interni, le testimonianze di dipendenti ed ex dipendenti del social, e un’analisi di post e inserzioni sulle sue pagine.

Dai comitati di azione politica (Pac) a sostegno di Trump, al figlio maggiore del presidente Usa, la pubblicazione di fake news è stata poco sanzionata, si legge nell’articolo. “In alcuni casi, i loro account sono stati protetti da un’applicazione più severa delle regole, a causa della preoccupazione per la percezione di pregiudizi anti-conservatori”, attacca il quotidiano citando dipendenti attuali ed ex di Facebook, secondo cui questo “trattamento preferenziale ha minato gli sforzi di Facebook per arginare la disinformazione”.

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Mark Zuckerberg (Foto Ansa-Ap)

Ad essere coinvolto sarebbe anche l’account Instagram di Donald Trump Jr. Facebook – è l’accusa di due ex dipendenti – avrebbe evitato di sanzionare un post del figlio del presidente. Sanzione che lo avrebbe reso un recidivo, soggetto a pesanti penalizzazioni dell’account.

Ma questo non è l’unico problema con cui devono fare i conti a Menlo Park. Come se non bastasse, racconta DowJones, alcuni gruppi politici sarebbero riusciti ad aggirare il sistema utilizzato per bloccare le inserzioni politiche false ripubblicandone alcune che violano le politiche dell’azienda, mettendo alla luce una falla negli sforzi della società di social media di contenere la diffusione di fake news.

Anche in questo caso, secondo i dati forniti dai ricercatori interni sulla disinformazione e un archivio interno dell’azienda relativo alle inserzioni pubblicitarie, si tratterebbe di tre gruppi politici che supportano la rielezione di Trump, che stanno ripetutamente postando degli annunci che la società aveva rimosso dopo che i suoi fact checker li avevano giudicati imprecisi, a malapena modificati o con nessuna modifica.

Alcuni di questi annunci hanno fatto la loro comparsa milioni di volte negli Stati oscillanti durante le fasi finali della campagna elettorale, un periodo in cui Facebook ha dichiarato di aver adottato misure aggiuntive per eliminare gli annunci politici fuorvianti.

La società di Zuckerberg ha ammesso di non essere riuscita a impedire che alcune affermazioni precedentemente determinate fuorvianti apparissero nuovamente sulla sua piattaforma. “Abbiamo esaminato questi annunci e stiamo intervenendo su quelli che violano le nostre politiche, cercando parallelamente di migliorare i controlli sugli ad simili a quelli che erano già stati esaminati”, ha puntualizzato il portavoce Andrea Vallone.

Ma la questione mostra per l’ennesima volta le continue sfide con cui deve fare i conti Facebook per applicare le sue politiche in tutte le piattaforme, in particolare per quanto concerne i contenuti politicamente controversi.

 

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